Adele – 25

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Parlare di 25 di Adele è assolutamente inutile. Si tratta di un disco che, grazie allo status raggiunto in questi anni dalla bravissima cantante, avrebbe venduto a manetta a priori. E sarà così, anche grazie al fatto che in questo cd non ci sia nessuna novità rispetto all’album precedente.

La sua voce è sempre quella, imponente, inconfondibile e per molti inarrivabile. Il battage mediatico fa il resto: avesse cantato cover synth-pop dei Black Flag, piuttosto che riproposizioni soul di brani di K-Pop coreano, Adele avrebbe comunque vinto. D’altra parte, una volta trovata (anni fa e con pieno merito) la strada che garantisce record, vendite a pioggia e miliardi di paperdollari per lei e, soprattutto, per discografica e management, che senso avrebbe cambiarla?

E’ comunque un peccato che una delle più eccezionali interpreti di questi ultimi vent’anni, sia costretta a proporre sempre e comunque le solite ballad sofferenti, andando sul sicuro e catturando l’attenzione (e i soldi) del 70% degli ascoltatori di musica nel mondo. Adele Sarebbe in grado di sfasciare tutto anche su basi smaccatamente pop o rock se volesse farlo, ed è una grande ingiustizia che, a differenza delle immense star della musica del passato, non sia nemmeno lontanamente ipotizzabile sentirla all’opera con queste tipologie di suoni…

Da sottolineare il fatto che, con mia grande sorpresa, colossi come il Guardian ed NME, abbiano affibiato ad Adele il 6 politico. Tutto sommato, le orecchie e il cervello possono ancora servire a qualcosa.

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