Airbourne – Breakin’ Outta Hell

airbourne-breakin-outta-hellSi intitola ‘Breakin’ Outta Hell’ il nuovo album degli Airbourne.
Sono divertenti i parchi giochi vero? Sono fatti apposta, con i loro balocchi, le giostre di acciaio che si stagliano contro il cielo. Sono lì a nostra disposizione per farci divertire. Senza sotterfugi sinistri, senza inganni. Noi paghiamo, loro ci tolgono i pensieri. Gli Airbourne sono un po’ come un parco giochi, non di quelli itineranti, ma di quelli fissi sul lungomare, che immobili vedono crescere bambini generazione dopo generazione e stoici, immolati, servono la loro dose sempre uguale di svago. Capita però che i bambini crescano, che si stufino delle stesse giostre e che guardandosi intorno scoprano qualcosa che riaccenda la loro passione, che riapra i rubinetti di quell’energia che i vecchi balocchi arrugginiti non sono più capaci di dare.
La band di riferimento degli Airboune è dichiaratamente e per decisione unanime quella degli AC/DC, e da loro oltre che quell’attitudine di rock spregiudicato, senza buone maniere, senza filtri, raccolgono anche una ricetta che vuole essere di successo e di amalgama di spirito tra la band e il suo pubblico. La ricetta della ripetitività. Chi segue gli Airbourne deve avere la sicurezza e la tranquillità, ogni volta che esce un loro lavoro, di ritrovare gli stessi elementi che lo hanno fatto divertire le volte precedenti. Un nuovo album, con le stesse canzoni ma chiamate in modo diverso.

Con questo nuovo ‘Breakin’ Outta Hell’ la band australiana non ha disatteso proprio nessuno, nemmeno quelli che non aspettavano altro di NON venire disattesi per picchiare al loro unico punto debole. Perché per il resto funziona tutto, come sempre. La produzione è eccellente e ogni elemento della loro musica è assemblato nelle varie canzoni in maniera esemplare e al massimo della resa. La voce graffiante di Joel urla sopra i riff e la metrica cadenzata temi di disinibizione, divertimento sfrenato, di furia rabbiosa contro tutto e tutti. Una riottosità leggera e grottesca, essere sporchi e cattivi ma con un ghigno perenne stampato in faccia. È così che si presentano con il singolo che porta il nome dell’album, che già in vetrina mette in chiaro che di sorprese non ce ne saranno, né piacevoli ma nemmeno spiacevoli. Con un riff che ricorda molto una canzone di un supergruppo chiamato Audioslave che portava come titolo il nome di un famoso capo indiano si apre il pezzo più convincente dell’album, ‘Rivalry’, che propone i temi ricorrenti della band del “facciamo brutto”. Di grande livello anche ‘I’m Going To Hell For This’, accompagnata da un riff ad altissimo livello di ottani.

L’unica variante che possono offrire gli Airbourne è quando ai riff cadenzati alternano canzoni dove l’acceleratore, già pigiato in fondo, viene ulteriormente martoriato fino a toccare il tappetino e in ‘When I Drink I Go Crazy’ e ‘It’s Never Too Loud For Me’ la cavalcata diventa spasmodica e inarrestabile, accompagnata dalle liriche di sfogo totale dalle regole dei contenitori sociali, e subito ci sembra di stare in un locale scassato nel bel mezzo di una highway polverosa, dove i palchi sono protetti da reti metalliche per non far finire la band in ospedale colpita dalle bottiglie di vetro lanciate dal pubblico totalmente privato di freni inibitori.

Che dire del resto del disco? La chiusura è affidata alla dichiarazione d’amore ‘It’s All For Rock ‘N Roll’, mentre ascoltato nella sua interezza non dà mai l’impressione di una frenata o cedimento. Possiamo augurare una carriera quarantennale agli Airbourne come la loro ben più blasonata band di riferimento? Onestamente, pare difficile. Il parco giochi non offre novità, ma qualcuno potrebbe inventarsi qualcosa di nuovo, pur mantenendo la stessa attitudine vincente di AC/DC e Airbourne. Prima o poi l’inverno arriva, per tutti.
E non tutti hanno un Axl Rose per rimandare di un pochino la pensione.

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