Annalisa – Se avessi un cuore

annalisa-se-avessi-un-cuore-recensione

Un arrivo che è allo stesso tempo il punto di partenza per cominciare a costruire qualcosa di nuovo. Quella novità molto più autobiografica ed intima rispetto ai quattro album del passato e la svolta, maturata nel tempo, ma da sempre sognata ed inseguita. “Se avessi un cuore” è il nuovo album di Annalisa, uscito il 20 maggio scorso. Anticipato dal singolo sanremese “Il diluvio universale”, il nuovo lavoro discografico della cantante savonese fa segnare dei passi importanti nella sua crescita a livello artistico. Uno su tutti sicuramente il cambiamento di sound, decisamente più elettro-pop rispetto al passato ed arricchito di strumenti e musicalità totalmente nuovi per una cantante che ha sempre puntato su dolcezza ed eleganza di testi e melodie. Un cambiamento che per sua stessa ammissione rappresenta “il punto dove volevo arrivare e allo stesso tempo mi sembra sia il punto giusto per andare avanti”, un lungo processo di maturazione che ha trovato però la sua strada e l’ha portata fino a “Se avessi un cuore”.

Il singolo presentato allo scorso Festival di Sanremo è stato considerato dagli addetti ai lavori come l’anteprima del suo nuovo album, ma in realtà “Il diluvio universale” sembra estraniarsi dal nuovo progetto per la sua profondità musicale che è l’opposto del nuovo beat, molto più leggero e sicuramente meno impegnato. L’emblema della conversione di Annalisa alla sonorità elettronica è “Se avessi un cuore”, il singolo che dà il nome all’album e ne racchiude sicuramente l’essenza. Una titletrack dal ritmo in crescendo che esplode nel ritornello e rende il singolo molto più vicino all’airplay radiofonico. Il merito dell’artista è sicuramente quello di aver vestito un testo impegnato e non banale di una sonorità diversa ed apparentemente in contrasto con ciò che è racchiuso nelle parole della canzone. Su questa scia si muove anche “Noi siamo un’isola”, meno profondo ma segnato dallo stesso timbro elettro-pop dell’album che lo rendono uno dei singoli più in lizza per un posto da tormentone.

L’impronta autobiografica di Annalisa, per la prima volta autrice di tutti i suoi testi presenti nell’album, emerge soprattutto nei singoli come “Coltiverò l’amore”, dove i sentimenti ed un lieve accento malinconico si fanno portatori di quel fil rouge che ha caratterizzato i suoi lavori precedenti. L’amore che lacera, i passi falsi e la consapevolezza della realtà sono i temi alla base del testo, presentati sempre più in crescendo e legati ad un sound che, spinto dal ritmo quasi incalzante, trova la sua massima espressione nel ritornello.

“Inatteso” e “Leggerissima” sintetizzano, soprattutto nel titolo, il cambiamento rappresentato dal nuovo album: una melodia nuova, meno profonda e più ritmica, ma sicuramente inaspettata. “A cuore spento” invece si distacca leggermente dalle nuove tonalità: mantiene l’elettronica ma emerge soprattutto per il testo, molto più dolce e malinconico rispetto agli altri. Da non sottovalutare la collaborazione tra Annalisa e l’artista britannica Dua Lipa, dalla quale sono nati due singoli: “Used to You” racchiude il testo scritto dalla cantante inglese e riadattato da entrambe, mentre “Potrei abituarmi” ne rappresenta la versione italiana, scritta interamente dalla cantautrice savonese. Un incontro ed uno scambio di idee che potrebbe perché no significare molto nella carriera di Annalisa, che ha sempre visto di buon occhio la vetrina internazionale.

“Quello che non sai di me” è sicuramente il brano più autobiografico dell’album: raccoglie i pensieri più intimi di chi scrive, mentre la chiave del testo è racchiusa in un semplice “con te ancora” che varia di tonalità ma mantiene sempre lo stesso sound, alternandosi anche a parti di sola musica. Chiudono l’album “Uno” e “Le coincidenze”, con il primo che mette in musica un gioco di numeri per poi evolversi nel ritornello ed il secondo che riprende il malinconico ma lo riveste di elettronico.

Una nuova Annalisa che vuole ancora emozionare chi la ascolta, decisa a prendersi tutto per sé quel palcoscenico che probabilmente meritava già da tempo, ma questa volta cantando la sua vita, i suoi passi e le sue scelte. Il tutto avvolto da quella melodia leggera che ha sempre coltivato e che è riuscita a farla splendere.

Lascia un commento