Boosta – La Stanza Intelligente

boosta-la-stanza-intelligenteLa diaspora Subsonica procede come ampiamente annunciato e così, dopo i progetti di Samuel (un disco solista in uscita a breve) e di Max (in duo con Ninja e con Vaghe Stelle), esce oggi il disco solista anche di Boosta, “La Stanza Intelligente” . Quello del tastierista della band torinese è solo l’ennesimo sfogo di una personalità artistica complessa che negli anni ha già prodotto diverse divagazioni dal tema principale: dai romanzi ai libri per bambini, passando per critico cinematografico, presentatore radiofonico, dj e ultimamente anche tra le pagine dei giornali di gossip.

“La Stanza Intelligente” è anche in questo caso solo l’ennesimo esempio di una necessità espressiva dirompente e difficilmente arginabile dentro le mura di una band ormai rodata come i Subsonica. Questo però è certamente l’atto più compiuto e maturo. Questo disco infatti è una prova di coraggio e allo stesso tempo una cura dell’anima. Un uomo davanti a se stesso che si confida, si spoglia e raccoglie i suoi pezzi.

Sono distanti i tempi in cui, per la difficoltà ad accettare la propria voce, nella scrittura di “Eva-Eva” si affidava al vocoder. Oggi Boosta, quarantenne consapevole dei propri mezzi e dei propri limiti, presenta un disco in cui riversa tutte le sue capacità musicali come scrittore, produttore, arrangiatore e cantante. I limiti vocali ci sono e spesso condizionano le canzoni come nella bellissima “1993”, primo singolo del disco. Un brano emotivamente potente, scritto benissimo (anche grazie all’aiuto della penna di Stefano Sardo) che però un po’ risente dei limiti vocali del cantante.

Il disco però è sorprendente soprattutto per chi, come il sottoscritto, abituato ad altre esperienze in solitaria, si aspettava altri suoni e altri mondi. In questo lavoro invece i protagonisti sono senza dubbio due: il pianoforte come strumento portante di quasi tutti i brani e la penna. In senso metaforico e non. Si apprezza molto la scrittura come protagonista nell’esigenza di esprimersi nelle parole e negli arrangiamenti.
Ne risulta un disco pop piacevole dai suoni curati che come detto scava dentro l’uomo e l’artista.

In aiuto alla voce di Boosta ci sono tanti artisti e amici che si prestano alla causa adattandosi quasi tutti alla perfezione. Alcuni in maniera quasi irriconoscibile. Ed è questo forse il grosso punto di forza del disco. Un’idea di musica che trascende i generi e i preconcetti, mettendo davanti a tutto le canzoni. Un’idea molto poco italiana che forse solo un personaggio come Boosta poteva avere il coraggio e la forza anche mediatica di affrontare. Ritroviamo nei brani Cosmo, Luca Carboni (in un brano in cui la chitarra sembra una citazione alla sua precedente cover dei Righeira nel disco “Iconoclash”), Mengoni, Enrico Ruggeri, Malika Ayane, Raf (quasi irriconoscibile in uno dei brani più piacevoli del disco), Giuliano Palma e tanti altri.

Quello che emerge da questi brani molto spesso e un’emotività che non esplode, ne è un esempio il brano con Malika, viene controllata e incanalata nei ranghi dell’intimità senza sfogare per forza, somatizzata senza fastidio grazie ad una maturità ormai completa.
Un disco di qualità che probabilmente pecca in alcuni episodi, nella linguistica a volte ripetitiva e che probabilmente non passerà alla storia. Ma non è un problema, non era questo l’intento. La storia è già all’interno del disco, anzi sono molte le storie di un uomo che ha ancora molto da raccontare.

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