Breaking Benjamin – Dark Before Dawn

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Dopo la battaglia con gli altri ex-membri della band per i diritti legali sul nome Breaking Benjamin, Benjamin Burnley torna dopo sei anni con un nuovo album scritto quasi esclusivamente da solo, prima di coinvolgere i nuovi membri che lo accompagneranno in tour. “Dark Before Dawn” comprende dodici tracce e suona tipicamente Breaking Benjamin. Forse troppo, purtroppo.

L’album si apre con “Dark”, una intro che serve a creare atmosfera e preparare il terreno a “Failure”, brano caratterizzato da riff hard rock alla vecchia maniera dove la voce di Benjamin riprende il filo del discorso da dove era stato interrotto prima dei dissapori all’interno della band.
“Angels Fall” conferma la scelta di metafore e temi piuttosto astratti per i testi, mentre “Breaking the Silence” riporta il tiro su sonorità più pesanti con cori incisivi. Seguono quattro tracce piuttosto vuote, che si adagiano su strutture semplici e ci trascinano fino a “The Great Divide”, una ballad alla Benjamin con uso di chitarre acustiche. Da qui l’album prende una piega ben decisa verso atmosfere più soft, in contrapposizione ai primi brani.
“Ashes of Eden” è un lento, una canzone d’amore che suona su toni minori, tranquilla. “Defeated” fa rialzare un attimo la testa, ma è un’illusione che guida verso “Dawn”, pezzo strumentale d’atmosfera che chiude il disco così come si era aperto.

Tirando le somme, ad un primo ascolto “Dark Before Dawn” è un soddisfacente album retro-hard-rock, classico prodotto da mainstream americano che sintetizza forse emblematicamente il lento declino di un certo tipo di musica e artisti, incapaci di evolvere e crescere col loro pubblico. I Benjamin suonano fin troppo familiari, sia nelle musiche sia nei testi, forse distanti dalle nuove generazioni che si affacciano all’ascolto del rock, meno capaci di un tempo di affascinare al primo ascolto.

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