DAP – Resonances

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Si apre col suono di uno scatto fotografico questo primo lavoro di DAP – Andrea D’Apolito, cantautore, chitarrista e pianista nato a Pisa ma romano d’adozione -, lo stesso con cui ha immortalato le otto tappe della sua crescita personale, che hanno dato vita alle altrettante canzoni incluse nell’album. Otto istantanee, piccole epifanie del cuore e della mente, per raccontare una visione più ampia, quella di un modo di affrontare la vita trovato risuonando col mondo circostante, attimo dopo attimo.

“Resonances”, appunto. E sono tantissimi, infatti, gli echi che abitano l’indie folk di DAP e questo suo interessante album d’esordio, capace di suonare etereo ed evocativo, senza perdere corpo e mantenendo una qualità carnale, veicolata dal trattamento materico riservato alla chitarra, ma anche dal calore degli arrangiamenti e alla sapiente produzione di Daniele Sinigallia. C’è il leggendario Nick Drake, ci sono Jack Savoretti, Eddie Vedder e Jeff Buckley, che si fa sentire in “Independence Day” e “Pearl”, mentre nel bridge di “Crossroads”, il tributo ai Led Zeppelin di “Friends” è evidente.

Orecchiabilità e raffinatezza si sposano a meraviglia in queste otto tracce che, partendo dalla citata “Crossroads”, incantesimo in grado di catturare l’ascoltatore sin dalle prime note, svelano passo dopo passo l’universo musicale dell’artista. Gli ingredienti vengono messi sul piatto uno dopo l’altro, dalle chitarre di “Eye For An Eye”, che ricordano un po’ Kaki King a quelle del singolo “Stand Back”, fino al fraseggio di piano di “Stromboli”, cuore pulsante dell’album, impreziosito dagli inserti vocali di Sara Sileo e dalla tromba di Paola Fecarotta. Una tavolozza di colori che si arricchisce ulteriormente con l’ingresso della chitarra elettrica di Claudio Taldonato, membro stabile della band di DAP col bassista Toto Giornelli e il batterista Antonio Marianella, in “Come When I Call” e della National resofonica di Alessio Magliocchetti Lombi, assieme alla voce di Vahimiti Cenci, in “Not Again”. I suoni grossi e l’arrangiamento rock di “Pearl”, infine , rappresentano la degna chiosa ad un album curato nei particolari, non ultimo l’artwork, che include una selezione di Polaroid ispirate ai brani e scattate dall’artista stesso, proposte in un originale packaging assemblato manualmente.

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