Gerard Way – Hesitant Alien

Gerard-Way-Hesitant-Alien-recensione

Volete ascoltare “The Black Parade Part 2“? Vi aspettate una versione riveduta e corretta dei My Chemical Romance dal debutto solista di Gerard Way? Bene, allora state alla larga da questo “Hesitant Alien”, il primo lavoro del cantante del New Jersey dopo tredici anni nella “emo band” più conosciuta dalle nuove generazioni.

Con il suo primo lavoro dopo il fortunato “Danger Days”, Gerard Way interpreta con gli occhi di uno statunitense la tradizione pop britannica degli ultimi quarant’anni. Negli undici pezzi si nascondono infatti citazioni più o meno velate da alcune delle realtà più importanti della Terra D’Albione. Si sentono gli echi dei Suede di Brett Anderson, soprattutto nella teatralità di certe linee vocali, ma anche l’influenza dei Pulp di Jarvis Cocker (da lui stesso definito come “un poeta del Britpop”) si respira praticamente ovunque. Lo sguardo si spinge anche verso gli anni Ottanta, con la marzialità del post punk che emerge tutta in “Zero Zero”, e si scende anche nel mondo del mashup con “Get The Gang Together”, che nella sua parte iniziale fonde un riff sullo stile dei Kasabian con una linea vocale che sembra un tributo al lavoro di Liam Gallagher negli Oasis.

“Hesitant Alien” è per Gerard Way un lavoro di transizione, un’operazione coraggiosa, dove le arie dei My Chemical Romance si respirano solo in un pezzo (non a caso, “The Bureau” è messa all’inizio di tracklist come ideale ponte tra passato e presente). L’album però mette in luce il talento di un frontman che decide di uscire dal facile recinto della musica da teenager e diventare grande, mettendosi in gioco con un debutto destinato ad più adulto. Le premesse sono ottime.

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