Ghemon – Mezzanotte

La Mezzanotte è scattata da settembre, il conto alla rovescia è finito. Un nuovo giorno è iniziato sin dal primo minuto. Con l’album “Mezzanotte”, uscito per Macro Beats Records, Ghemon ci regala quattordici brani che non lasciano nessuno nelle retrovie. Da vero guerriero che “delle volte deve andare giù”, Ghemon ci canta della fine di un amore, della depressione e di ciò che sarebbe più facile assecondare. “Mezzanotte” esorcizza il dolore di chi lo prova e gli salva la vita.

Ciò che colpisce di Ghemon è la sua capacità di entrare con i suoi testi nelle sensazioni di chi li ascolta e non uscirne più. Con “Mezzanotte” Ghemon abbandona in maniera decisa le parti rappate che avevano consacrato i suoi esordi, mettendosi alla prova sul cantato, sulla scia di un percorso iniziato già con “Orchidee”, l’album precedente. Gianluca supera la prova a pieni voti confermandosi come artista meticcio e a tutto tondo capace di andare ben oltre gli equilibrismi lessicali: canta, rappa e compone. Basti pensare che la musica del primo singolo di “Mezzanotte”, “Un temporale”, l’ha interamente composta lui. Ciò che impressiona di questo album sono i testi ricercati, eppure mai così diretti. Ghemon ti arriva dritto dentro, è in mezzo a noi a cantare dei nostri disagi a testa alta, “né un ombrello, né un accappatoio mi protegge dal male”, siamo tutti insieme senza difese sotto “Un temporale”.

“Mezzanotte” ci fa riflettere con “l’indipendenza è una cosa, l’autonomia è ben altro” di “Bellissimo” e urlare la nostra rabbia , come nella titletrack, un pezzo in cui Ghemon mostra l’anima nera e allo stesso tempo il fianco. Un brano scritto in una situazione di dolore particolare, dopo la fine di un amore, mentre era ospite a casa del suo manager. Ma questo album sa svelare anche un lato più sensuale e “a luci rosse” con pezzi come “A casa mia” e “Siero buono”.

“Mezzanotte” è frutto di un intenso lavoro di produzione in studio con la band, un disco fisico e sudato, nel vero senso della parola. I testi sono nati in situazioni di vita quotidiana in maniera spontanea, come “Kintsugi”, l’ultima traccia dell’album, nata alle sei di mattina con la “faccia accartocciata” in una stanza di casa sua, sommerso dalla sua collezione di sneakers. Un titolo curioso che si riferisce a una pratica giapponese che consiste nell’utilizzo di oro o argento liquido per la riparazione di oggetti in ceramica, usando il prezioso metallo per saldare assieme i frammenti. Questo album è un lavoro ben riuscito che ti entra dentro senza chiedere il permesso e ti aiuta a rimettere insieme quei cocci. E se la Mezzanotte segna l’inizio di un nuovo anno chi ascolta questo album lo ascolta tutto l’anno.

Testo di Elena Alei.