Led Zeppelin – The Complete BBC Sessions

led-zeppelin-the-complete-bbc-sessions

Ci sono due correnti differenti all’interno dell’anima di una delle band più importanti di sempre, i Led Zeppelin. Una è quella glaciale, immobile, che sta in profondità. Se volessimo umanizzare questa massa insensibile ai desideri dei fan e di tutti i manager del globo, sarebbe un signore con una chioma di boccoli che di nome fa Robert Plant, che di reunion non ne vuole sentire parlare, non per tutto l’oro del mondo.

La sua visione dei Zeppelin è di qualcosa che è stato e deve essere lasciato dove era più luminoso, senza sporcarlo con un contesto riservato ad altri gruppi, ad altre situazioni. I suoi pezzi li porta in tour accompagnandoli a quelli dei suoi progetti solisti riarrangiati e resi quasi irriconoscibili, nell’esigenza di rileggerli all’interno di un contesto maturato e cresciuto nel corso di una carriera lunga decenni, che con lui sono invecchiate ed evolute, e non vuole assolutamente riproporle nell’illusione di rinvigorire la bellezza dei tempi del martello degli dei.

C’è però una corrente mobile e calda in superficie, ed è quella di Jimmy Page, che da anni tenta di tenere vivo il ricordo della grandezza della band, dicendosi sempre disponibile ad una reunion e conseguente tour. Notizia fresca è il suo imminente ritorno alle scene, dopo vent’anni, sui palchi live di tutto il mondo. Pare ci sia pronto un album di inediti da presentare dal vivo accompagnato da tutti i cavalli di battaglia. Mentre tutti si chiedono quali saranno i musicisti ad affiancarlo in questo progetto, il nostro Jimmy supervisiona la rimasterizzazione del repertorio completo di live in studio e su palco che la band ha tenuto per la BBC in un lasso di tempo che va dal marzo del 1969 all’aprile del 1971.

Ora, perché uno dovrebbe avere questa raccolta sullo scaffale di casa? Per lo stesso motivo per cui bisogna avere il ‘Made in Japan’ dei Deep Purple o ‘Live at Leeds’ degli Who. ‘The Complete BBC Session’ dei Led Zeppelin è la prova che gli anni dei grandi live delle band formate da fuoriclasse sono lontani e finiti. Oltre ad essere irrinunciabile per i fan, tutti gli amanti del rock devono godere della testimonianza di come un tempo le rockstar arrivavano a prestazioni e carisma quasi divine. D’altronde non credo esistano molti fan del rock che non siano anche fan dei Led Zeppelin.

Nella prima parte troviamo la band inglese agli esordi. C’è molta energia, molto blues, una versione pirotecnica di ‘Communication Breakdown’, sensualità colante in ‘I Can’t Quit You Babe’, ‘You Shook Me’, alcune cover quali ‘Travelling Riverside Blues’ e ‘Somethin’ Else’, suonate con estrema maestria e spintissima improvvisazione e reinterpretazione. Chiude una trance di vero live con pubblico al Playhouse Theatre di Londra. Il quadro è potentissimo, suggestivo, di come i quattro suonavano nei momenti migliori della loro carriera, quando dovevano portare i loro attributi nel punto più alto delle classifiche europee e oltreoceano.

La seconda parte riporta il concerto del ’71 ai Paris Studio, sempre a Londra, il 1 di Aprile. I Led Zeppelin però non scherzarono per niente. Qui avevano ormai tre dischi alle spalle e un quarto in uscita, e sfoderano una delle migliori performance live della loro carriera, annoverando in scaletta veri monumenti della storia del rock quali ‘Stairway To Heaven’, allora ai suoi primi passaggi radiofonici, la velocissima ‘Immigrant Song’, il blues acido e sofferto di ‘Dazed And Confused’, la ballata acustica di bellezza ultraterrena ‘Going To California’.

In questa freschissima ristampa supervisionata dal nostro Jimmy Page si aggiunge un terzo cd all’edizione uscita nel ’97, un live per il programma di Alexis Korner ‘Rhythm & Blues’ con addirittura un inedito, ‘Sunshine Woman’. L’importanza di questo cimelio sta nel capire l’attitudine che i Led Zeppelin regalavano alla loro interpretazione della musica, di come sono cresciuti partendo dalle radici ed emancipandosi da esse, del loro approcciarsi al suonare in studio in maniera onesta e diretta come se avessero un pubblico, e dall’altro lato a mostrarsi davanti ad un pubblico professionali e precisi come se fossero chiusi in uno studio. A sovvertire le regole e ampliare i propri orizzonti verso costellazioni di grandezza. Poi c’è tanta, tantissima musica eccezionale, e uno dei Robert Plant migliori di sempre.

Lascia un commento