[Alternative Rock] Love In Elevator – Il Giorno Dell’Assenza (2010)



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Strisciare nel panorama del rock italiano indipendente, cercando di abbattere il muro di indifferenza che lo circonda, non dev’essere affatto semplice. I Love In Elevator però ci provano da quasi un decennio, e con questo nuovo album, “Il giorno dell’assenza”, si può iniziare a supporre che forse non ce la faranno mai.

Difficile capire in che direzione si muova la band, dato che negli ultimi anni ha cambiato continuamente formazione, ma ancora più arduo è raccapezzarsi in questo lunghissimo lavoro, che si perde e disperde in citazioni shoegaze di dubbia pregnanza, prolisse divagazioni heavy, atmosfere dark decisamente banali ed annacquate dalla flebile (ed insopportabile) voce di Anna Carazzai. Nessun pezzo che valga la pena di essere approfondito dopo il primo ascolto, a parte forse “Honey”, che con la dolcezza delle sue melodie regala un po’ di pace dal caotico nonsense che regna sovrano nel disco.

Vantare la partecipazione di Luca Ferrari dei Verdena poi, purtroppo non basta, dato che il suo contributo si limita alle percussioni di “Dune”.

Un album senz’anima, che svolazza di fiore in fiore senza mai decidersi a sceglierne uno. Il muro di indifferenza è ancora lì, solido e massiccio come prima, ed i Love In Elevator non sono riusciti neanche a scalfirlo un pochino.

Valentina Lonati

2 Comments

  • Signorina Lonati, sono Anna Carazzai della band in questione…Non è un caso che io scopra solo oggi questa recensione, perchè, da quanto è imbarazzante, nemmeno il mio ufficio stampa si è degnato di inoltrarmela.

    Premesso che non è nostra abitudine ribattere a tutte le critiche (positive o negative) che si possono fare sulla band o sui dischi (ce ne sono…ci mancherebbe!), non posso non esprimere la mia opinione sul suo “elaborato”, ammesso che lei abbia mai elaborato qualcosa in merito.

    La sua recensione è vuota, priva di argomentazioni credibili e soprattutto maligna. La sua recensione contiene tutto quello contro cui mi batto da tutta la vita, ovvero: superficialità, mancanza di contenuti e cattiveria.

    Questo disco, sempre ammesso che lei si sia presa la briga di ascoltarlo, può contenere tutto quello che non le piace, a partire dalla mia voce, per poi arrivare alle divagazioni prolisse e banali etc etc, ma ahimè, non è privo di anima.

    Priva di anima è lei, che si permette di parlare in questi termini di noi, che mandiamo avanti questo progetto con tantissimo impegno, con tantissimi sacrifici. Priva di anima è lei che si permette di denigrare, che ha il coraggio e la voglia di boicottare, che ha la sola speranza di annientare un progetto indipendente come questo, che non fa male a nessuno, che non striscia, che è comunque, che le piaccia o no, seguito e appoggiato da più persone. Anche se ci fossero soltanto 100 ascoltatori al mondo, io continuerei a suonare per quelle persone!
    Sa, non tutti vivono secondo la legge del carrierismo e del denaro! per fortuna!

    Io credo che questo paese andrebbe avanti meglio, se anche le persone come lei, anzichè accanirsi a caso, anzichè concentrarsi su tutto quello che la disturba e non le piace, si concentrasse sulle cose che le danno passione e soddisfazione, godimento.

    Noi facciamo così, con tutta l’anima che abbiamo. Provi anche lei.

    Per quanto riguarda la critica negativa, il suo elaborato ha questo grandissimo difetto: manca l’argomentazione paziente che spiega perchè il disco a suo parere non va, manca la costanza, manca la professionalità. Ha usato termini e toni leggermete fuori luogo. Manca una firma editoriale…ma si può sempre imparare!

    Per concludere, per quanto ne so, questo disco nel comunicato stampa, a parimerito, “vantava” numerosissime collaborazioni, ci sono nomi e cognomi in “fila indiana”… non so se è un lapsus freudiano che lei tra tutti quei nomi ne abbia letto soltanto uno, forse l’unico che le interessava, e che ne abbia tratto l’impressione distorta che qualcuno di noi se ne facesse, appunto, un vanto.

    Tanto le dovevo.

  • Cara Signorina Carazzai,
    noto che il mio „elaborato“, come Lei l´ha definito, l´ha toccata nel vivo. Questo mi stupisce. Una band professionale come la Sua dovrebbe essere ormai (dopo ben dieci anni di produzione discografica) in grado di accettare le critiche negative che le si rivolgono.
    Per citare le Sue parole, l´album da Lei da prodotto contiene esattamente tutto quello che un buon lavoro musicale non dovrebbe offrire. La banalitá delle melodie (per nulla di respiro internazionale ma che anelerebbero ad esserlo) si combina ad una totale mancanza di credibilità ed originalitá nell´assemblare atmosfere shoegaze ed hard-rock, cosa che rende l´album in questione un imbranato tentativo di emulare quello che altre band sono riuscite invece a fare con successo. Ma ci mancherebbe, si puó sempre imparare.
    Se Lei leggesse altre mie recensioni (che puó trovare sempre su Outune.net), scoprirebbe che l´ultimo dei miei criteri nel giudicare una nuova uscita discografica di una band è quanto quest´ultima sia conosciuta e riconosciuta a livello di pubblico e critica. Il carrierismo fa male alla musica e lo sappiamo tutti. Mi fa quindi sorridere il fatto che Lei ritenga che la sua band venga da me denigrata in quanto non carrierista. Ci mancherebbe. Ho seguito con entusiasmo, e seguo tutt´ora, le uscite discografiche di gruppi che ben poco si potrebbero definire carrieristi e che portano avanti con orgoglio il progetto di una musica libera, indipendente e completamente affrancata dalla mode del momento. Mode invece che Lei e la Sua band conosce bene. La mia malignità, forse anche troppo marcata, deriva proprio dall´insofferenza nei confronti di chi alla creatività e alla sperimentazione preferisce percorrere i piú comodi sentieri del giá sentito (e giá approvato). Manca il coraggio, manca lo sprazzo creativo che non ti aspetti.
    Questo è quanto, spero in un futuro di poter scrivere una critica entusiastica sulla vostra band.

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