Primal Scream – Chaosmosis

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Mettiamo le mani avanti già subito: “Chaosmosis” non è il nuovo capolavoro dei Primal Scream. Anzi, ha qualche scivolone anche bello sonoro, come quella “Carnival Of Fools” che ti chiedi già dal primo ascolto se è una pura presa per i fondelli o il pegno da pagare per una scommessa persa in qualche pub di Glasgow. Pur nei suoi difetti, l’undicesimo disco della band di Bobby Gillespie dimostra la classe superiore del combo scozzese.

Con lo spettro dei tanto amati Rolling Stones che aleggia su più pezzi, e con alcune collaborazioni ben studiate (il produttore Björn Yttling, la modella/cantante Sky Ferreira e le amiche Haim, qui ai cori in “Trippin On Your Love” e “100% or Nothing”), i Primal Scream pubblicano una raccolta di brani dal potenziale radiofonico scritti con la trentennale esperienza di artisti navigati, capaci di portare nella loro matrice sonora il significato del scrivere brani pop nel 2016.

Pur essendo un passo indietro rispetto al precedente “More Light” (che rientra senza alcuna fatica nella top 3 della loro discografia), “Chaosmosis” presenta molti passaggi che fanno emergere il gusto e la capacità sopra la media del gruppo di infilare il motivo o la melodia capace di entrare in testa sin dal primo ascolto, oltre ad azzeccare quei pochi brani che potrebbero giustificare l’acquisto. Uno tra tutti “Where The Light Gets In”, scritto con Sky Ferreira e non a caso scelto come singolo di lancio di questa fatica. Ma anche l’introduzione della già citata “Trippin On Your Love”, che ricorda le atmosfere di “Screamadelica” e che, con l’intro di piano, sembra volersi ricollegare a quella “It’s Alright, It’s OK” che chiudeva il capitolo precedente.

“When The Blackout Meets The Fallout” è contemporaneamente un episodio clamoroso (una scheggia industrial che fa sobbalzare i fan di “XTRMNTR”) ma anche la chiave che spiega il maggiore difetto di questo disco: “Chaosmosis” è un album disomogeneo, partito con l’intenzione di essere un album synth pop, ma che presenta brani che non c’entrano nulla questo mood. Punto negativo che fa cadere nella trappola anche una buona “Golden Rope”, che non avrebbe sfigurato in un “Give Out But Don’t Give Up” ma che qui suona come un episodio slegato dal resto.

“Chaosmosis” avrebbe avuto senso se fosse uscito con meno brani in formato di lungo EP: a causa di scivoloni come “Carnival Of Fools” e alcuni episodi slegati, il nuovo disco dei Primal Scream rientra tra i lavori meno importanti della loro carriera. Certo, se il pop del 2016 fosse tutto così, ci metterei la firma.

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