The Amity Affliction – Misery

“Misery” è il sesto album pubblicato in dieci anni di carriera dagli australiani The Amity Affliction.

La band capitanata da Joel Birch e Ahren Stringer, con questo nuovo lavoro, si presenta decisa e compatta nell’obiettivo di allontanarsi definitivamente dalle etichette che via via le sono state appiccate addosso nel corso degli anni, da quella punk a quella metalcore e per farlo arrivano arrangiamenti più moderni, arrivano (copiose) le tastiere e anche alcune melodie “radiofoniche” che farebbero gola, come in “Burn Alive”, vera chicca dell’album, a parecchi esponenti del pop contemporaneo.

In “Misery” c’è molta elettronica, è vero, ma per lo più è sapientemente dosata, fatta eccezione per la title track dove obiettivamente si esagera ed il risultato non è dei migliori, sono invece davvero pochi i rimandi al passato della band come in “Kick Rocks” e “Black Cloud”, comunque apprezzabili, mentre dopo le non brillanti “D.I.E” e “Drag the lake” si ritorna sugli ottimi binari del quartetto iniziale di “Misery” con “Beltsville Blues” e “Set me free”.

The Amity Affliction mandano alle stampe un album che si potrebbe definire a due velocità: una brillante, moderna e assolutamente credibile, una che invece arranca divisa tra il definitivo passaggio all’elettronica e un mix di ciò che hanno perfezionato band di caratura mondiale come i Linkin Park e che è impossibile ad oggi eguagliare senza rischiare di venirne travolti.

Un album da apprezzare per alcuni arrangiamenti, per l’esecuzione e soprattutto per la produzione davvero curata. Se la band riuscirà ad incanalare le proprie energie verso ciò che di buono c’è in Misery, abbandonando definitivamente certe sperimentazioni che non sono nelle loro corde, sicuramente riusciranno a raccogliere molto di più di quello fatto fin’ora.