The Answer – Solas

the-answer-solasFin dalla loro nascita nel 2000 i The Answer hanno dimostrato coraggio in tutto, nell’osare territori musicali di innovazione pur tenendo i piedi ben ancorati nella cultura classica dell’hard rock, facendo frullare nella mente degli ascoltatori istantanee di miti come Led Zeppelin, Thin Lizzy e AC/DC che aleggiano all’interno di ogni loro nota. Cormac Neeson e soci hanno calcato i palchi dando energia a dischi che si sono con gli anni sempre più perfezionati fino all’ultimo, praticamente perfetto, ‘Rise a Little Hell’, pieno di carica hard rock, singoli da classifica, cavalcate irresistibili e potenti e ballate dolci e piacevoli. C’era tutto, e dopo la ri-edizione dell’esordio ‘Rise’ del 2006 solo un mese fa, escono con il nuovo ‘Solas’.

Il titolo deriva dalla cultura celtica e significa luce, ma l’atmosfera con la quale gli Answer presentano il nuovo lavoro non presenta più quel carattere di scanzonatezza e leggerezza sulla cui  base facevano esplodere il loro hard rock, le vocalità altissime di Cormac e i riff granitici di Paul Mahon. Il tono è molto più serioso, e il ritmo cadenzato e misterioso del primo singolo ‘Solas’ ne è la prova. Scelto come anticipazione dell’album, dichiara che gli Answer non hanno perso la gioia nel suonare, ma che prendono questo loro momento della carriera piuttosto seriamente; questo pezzo ha un pathos eccezionale, che coinvolge fino alle ultime note. Sulla stessa onda il secondo estratto ‘Beatiful World’, che non molla nulla in fatto di emozioni pompate al massimo, in un ritornello che ricorda in maniera quasi citatoria la stupenda ‘Baby I’m Gonna Leave You’ dei Zeppelin.

Finalmente, quasi con sollievo ma per nulla delusi, ritroviamo terreni conosciuti al sound della band irlandese. ‘Battle Cry’ è una ballata lieve semi acustica che richiama giochi melodici già pienamente battuti nei dischi precedenti, e rischiara l’atmosfera cupa dei primi due pezzi. Così come la perfetta ‘Untrue Color’, con la sua melodia indimenticabile, leggera e scanzonata, che ricorda uno degli ultimi singoli scala classifiche degli Aerosmith. Il ritornello è di quelli tipo Koala nella vostra mente come ad un albero di eucalipto. Ve ne libererete a fatica. L’atmosfera da campi sperduti irlandesi sotto un tiepido sole perdura con ‘In This Land’, volutamente evocativa e ancorata al territorio e alla cultura delle loro terre celtiche, una ballata da menestrello solcata dalla tonalità acuta di Cormac.

L’atmosfera rimane acustica e contenuta, ma il tono si rilassa ulteriormente con un bellissimo lamento in ‘Thief Of Light’, una ninna nanna o un richiamo spirituale alla pace e alla libertà, o entrambe. L’hard rock prolunga il suo periodo vacanziero all’interno di questo ‘Solas’, che in questa parte centrale mantiene le atmosfere esoteriche in un blues prolungato in ‘Being Begotten’ che si muove sopra un unico arpeggio di chitarra mentre la voce di Cormac si muove ossessiva e ripetitiva, fino ad un esplosione che non arriva, lasciando l’incombenza al pezzo successivo, ‘Left Me Standing’, che torna nei ranghi del gruppo. Arzilla e positiva come nei loro momenti migliori unisce un buon ritmo ad una bella melodia, nel perfetto stile The Answer. ‘Demon Driven Man’ ritorna nello stanzone blues, ma l’atmosfera è potenziata da una convincente chitarra elettrica e dalla potente voce di Cormac che ritorna a fare il verso a Plant. La melodia regna sovrana in ‘Real Life Dreamers’, positiva e luminosa. La chiusura è affidata a ‘Tunnel’, che già dall’arpeggio fa pensare a uno dei momenti acustici dei Led Zeppelin mentre la melodia vocale, evocativa e delicata, ricorda il Neil Young di ‘The Harvest’.

I The Answer hanno confermato i loro mezzi incredibili di tecnica musicale e attitudine, la loro positività leggermente offuscata dalla volontà di dover fare qualcosa di più profondo e articolato rispetto alla collezione di riempipista presenti nel precedente album. Trovare difetti è sempre complicato quando si tratta della band irlandese, ma in questo caso è di certo quello di non avere una direzione chiara e costante. Il disco parte complicato e oscuro, per poi aprirsi nelle consuete ballate melodiche e solari, con molti meno momenti hard rock e più visite nella cultura acustica e blues. Si incontrano pezzi che stanno in piedi da soli con momenti di due o tre canzoni che dialogano tra loro, sia musicalmente che a livello di atmosfera. L’ascolto ne risente e risulta poco omogeneo. Il punto fermo è però la loro impronta live, sia visiva che musicale. Anche in questo ‘Solas’ c’è materiale per fare volare i boccoli di Cormac sui palchi di tutto il mondo, e di questo siamo lieti.

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