Tre Allegri Ragazzi Morti – Inumani

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Dopo l’ultima divagazione swing che li ha visti calcare la scena accompagnati da un’orchestra jazz, i Tre Allegri Ragazzi Morti tornano con un nuovo album, uscito per La Tempesta Dischi. “Inumani” chiude la trilogia iniziata nel 2010 con “Primitivi del futuro” e proseguita nel 2012 con “Nel giardino dei fantasmi”. Un album che, come già anticipato, vanta numerose collaborazioni: le chitarre di Adriano Viterbini, le corde vocali di Jovanotti e le parole di Alex Ingram dei Lupetto, della scrittrice Peris Alati oltre a quelle dei soliti noti de La Tempesta quali Vasco Brondi (Le Luci della Centrale Elettrica), Maria Antonietta e Alessandro Aloisi (Il Pan del Diavolo), vanno a costruire l’ottava fatica del trio di Pordenone.

Un altro album reggae???” è la domanda che precede l’ascolto di “Inumani”, accompagnata da qualche prurito e un paio di tic nervosi. Invece “Persi Nel Telefono”, la prima traccia, stupisce e lascia quasi interdetti: un pop rock cantilenante che apre il sipario sul concept dell’album e in cui la chitarra di Viterbini è protagonista fin da subito. “Prima erano in cinque a scrivere canzoni che cantavan tutti, adesso tutti quanti scrivono canzoni che qualcuno canterà”, riporta alla mente i Cinque allegri ragazzi morti usciti dalla china di Davide Toffolo, la cui voce sfuma in quella di Lorenzo Cherubini negli ultimi secondi del pezzo, lasciandole quasi totale protagonismo nella seguente “In Questa Grande Città (la prima cumbia)”. La cumbia si insinua suadente e ipnotica nella tracklist di “Inumani” e tra le strade di Milano in un contrasto doppiamente stridente.
Alla terza traccia il dilemma “Ma quindi niente reggae???” aleggia nell’aria, prontamente dissolto da “E invece niente”, unica parentesi del genere ultimamente caro alla band, accompagnato dalle parole di Letizia Cesarini, in arte Maria Antonietta, affilata rappresentanza femminile de La Tempesta. Le atmosfere noir di “Ruggero”, scritta a quattro mani con Alex Ingram, sembra raccontarci come sarebbe andata se quel quindicenne “sotterrato quasi morto nel giardino davanti” fosse cresciuto e si fosse guardato alle spalle. È impossibile non scorgere altri legami con “Nel giardino dei fantasmi”: quella ragazza sola ma forte come due diventa “La più forte”, aggressiva come le chitarre del team Toffolo-Viterbini. “Ad Un Passo Dalla Luna” apre una parentesi psichedelica e introspettiva nella tracklist, seguita da “C’era Una Volta ed Era Bella”, scritta da Peris Alati e cantata in prima persona femminile. “I Miei Occhi Brillano” si fa portavoce degli amori amari e frenetici cari ai Tre Allegri Ragazzi Morti nel racconto di un’anima attraverso un corpo. Il carattere eclettico dell’album emerge ancora una volta con “Libera”, una chicca soul: protagonista la Farfisa di Federico “Tich” Gava e il testo di Vasco Brondi, cantato ancora una volta in prima persona femminile da Toffolo. Segue la surreale “L’Attacco”, una visione da dormiveglia di cui è protagonista una piccola città sulle sponde del lago attaccata dagli alieni.
L’undicesima traccia dal sapore agrodolce, “Disponibile”, segno del passaggio de Il Pan del Diavolo, chiude “Inumani”: le anime maschili e femminili dell’album si fondono in un ultimo dialogo sognante e tormentato.

Insomma i Tre Allegri Ragazzi Morti non rinunciano a sperimentare e “Inumani”, melting pot di voci, sonorità e immagini ne è l’ennesima prova: quel sapiente mix di romanticismo e spensieratezza, introspezione e sogno scanditi da inni e ballate fanno di quest’ultimo album una produzione che non annoia e che lascia la curiosità di sentirlo, vederlo e assaporarlo live.

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