Twelve Foot Ninja – Outlier

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One Hand Killing apre il nuovo e attesissimo album dei Twelve Foot Ninja. “Outlier” si è fatto aspettare per quattro anni. In quattro minuti e mezzo ci ritroviamo sia a sbattere la testa, sia a muoverla gaudenti per gli inserti funkettari e sals-osi. D’altra parte non puoi essere considerato come una band heavy fusion se non hai di questi colpi di testa no?

Insomma da subito si capisce che il disco viaggia esattamente come cacchio vogliono loro. E la cosa non potrebbe essere migliore di così. Nessuno vuole l’easy listening, nessuno desidera le cose immediate da chi mischia con assoluta naturalezza djent, jazz, chitarre acustiche e quant’altro.

La cosa bella però è che quando senti il refrain di “Invincible” cantato dall’ottimo Kin Etik, capisci che chi ama i Faith No More non può per alcun motivo farsi sfuggire questo lavoro. In generale chi è intrippato con la nuova scena progressive (o più in generale ascolta musica buona), troverà dannatamente interessante “Outlier”. Anche chi vuole rimanere per forza sul djentone avrà pane per i suoi denti (cfr. “Collateral”). Le soluzioni strumentali su “Monsoon” e su “Dig For Bones” (sentitevi autorizzati a pensare a certi System Of A Down) sono malate, ma in qualche modo funzionano benissimo nella logica di un cd che solo a un ascolto superficiale potrebbe sembrare un casino assoluto.

L’unico appunto che è possibile muovere ai Nostri è un’eccessiva staticità ritmica. Nel senso che tutto sommato si poteva anche correre di più ogni tanto. Nulla di clamoroso, ma qualche accelerazione avrebbe reso il tutto ancora più schizzato e godibile, variando in questo modo strutture che, paradossalmente, alla lunga tendono ad assomigliarsi.

Se poi, come dicono in molti ben informati che scrivono in UK e US, i TFN riusciranno a diventare veramente grossi è un altro film. Per ora godiamoci soddisfatti un platter che è tutto tranne che prevedibile o scontato. Bentornati!

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