gRAPpa #4: Usher, Dj Khaled, Mac Miller

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Dopo la pausa estiva (ma chi vogliamo prendere in giro?) ecco il quarto appuntamento di gRAPpa, l’unica rubrica rap che ti manda su di giri. Oggi parliamo brevemente dei nuovi album di Usher e Dj Khaled che poco hanno entusiasmato, mentre ci concentreremo maggiormente sul nuovo progetto di Mac Miller.

Usher – Hard II Love – Nono album in studio per Usher che si mantiene fedele alle sonorità che lo hanno contraddistinto negli anni e i singoli “No limit” e “Crash” rendono bene l’idea. “Hard II Love” però evidenzia un fatto curioso. Usher nel tempo è passato dall’essere un artista capace di imporre il trend del momento a quello che insegue le mode a tutti i costi, un vero peccato.

Dj Khaled – Major Key – Autocelebrazione a manetta nel nuovo album di Dj Khaled, che dopo soltanto cinque tracce si perde per strada. Tante star presenti: Jay-Z, Future, Chris Brown e Nicki Minaj per citarne alcune. Nessuna vera novità per il producer di Miami che confeziona un progetto tutto sommato tradizionale con qualche strizzata d’occhio verso la dancehall.

Mac Miller – The Divine Feminine – Pochi giorni fa è uscito il nuovo disco di Mac Miller “The Divine Feminine” e per raccontarlo bisogna partire da lontano. Nel 2011 in America un giovane rapper bianco con un braccio tatuato iniziava a far parlare di sé. Si pensava fosse il nuovo Eminem, etichetta se vogliamo anche facile da affibbiare ad un rapper bianco che spacca negli Stati Uniti, ma lui anche se non c’entrava proprio nulla con Eminem era davvero la novità. Mac Miller faceva parte di quel filone di nuovi rapper americani che nei brani parlava di feste, droghe, alcool e belle donne, insomma i classici pezzi banger da club.

Ma il rapper di Pittsburgh non era solo feste e droga, si intravedeva un potenziale di scrittura ben più ampio, capace di variare su diversi argomenti. Un esempio? Il brano “Best Day Ever”. Mac Miller, in Italia lo ascoltavano in 10 persone tra cui Fedez che riprese paro paro la strumentale di quel pezzo nella sua prima hit radiofonica “Cigno Nero”; non se ne accorse nessuno, anche perché come detto eravamo in pochi ad ascoltarlo. Successivamente sono seguiti album più cupi come “Watching Movies with the Sound Off”. Qui Mac aveva perso un po’ di freschezza, ma era inevitabile. Era entrato in un vortice troppo grande per lui, si era un po’ perso e sembrava spaesato. Oggi, qualche tatuaggio dopo, Mac Miller con l’uscita di “The Divine Feminine” è già al suo quarto album e finalmente ha centrato il punto. Il disco vede le collaborazioni di Kendrick Lamar, Ariana Grande, Cee Lo Green, Ty Dolla $ign, Anderson.Paak e altri ancora.

A differenza dei suoi lavori recenti, le canzoni parlano di amore e positività. Probabilmente ispirato dal suo nuovo rapporto con Ariana Grande, Mac Miller ha ritrovato freschezza e sembra essere in un momento positivo della sua vita. Uno dei pezzi migliori è sicuramente “God Is Fair, Sexy Nasty” con Kendrick Lamar. Qui le strofe di Miller sono di altissima qualità e il ritornello è incredibilmente orecchiabile. Meritano una menzione anche “Dang” e “Cinderella” che si inseriscono alla perfezione in un concept album davvero riuscito. Nel complesso “The Divine Feminine” è il disco più sorprendente, conciso e compiuto della sua carriera. È uno di quei lavori che non stufano e che puoi ascoltare per molto tempo, fatto assai raro in un epoca dove prevale la musica “fast food”.

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