Votum – :KTONIK:

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È possibile che dolcezza e melodia, ritmo e aggressività convivano nello stesso album, e magari siano tutti intensi allo stesso modo? La risposta al quesito è “:KTONIK:”, il quarto full length dei Votum, leader della cosiddetta New Wave of Polish Progressive Metal. E se si sono conquistati questo titolo un motivo ci sarà, ed è lo stesso per il quale sono in ballo da circa 13 anni: la band di Varsavia è composta da artisti a tutto tondo, con un’attenzione che va al di là della musica in sé e per sé, ma che cura nei minimi ossessivi dettagli anche songwriting e componente visiva durante i propri live.

“:KTONIK:” è un album monumentale, che cattura dalle prime note della opener “Satellite”, con un refrain pericolosamente catchy. Attenzione: niente di nuovo sotto il sole (o trattandosi di Polonia, forse è meglio dire nebbia), ma i nostri hanno seguito le tracce di Opeth, Anathema e Riverside per poi concedersi personalissime deviazioni in un coacervo di emozioni incanalate su tappeti di tastiere e riff pompatissimi. E come se non bastasse, le suggestioni dark che permeano “:KTONIK:” nella sua interezza sono qualcosa di sublime (“Blackened Tree”). In “Spiral” abbiamo addirittura un’introduzione parlata in tedesco, giusto per non farsi mancare nulla, e “Horizontal” spiazza per l’eco epica e maestosa, perché l’importante non è essere etichettati sotto un genere musicale preciso, ma l’atmosfera che ne scaturisce e l’esperienza di ascolto nuda e cruda.

I 49 minuti di “:KTONIK:” sono la trasposizione in musica di una notte affollata di sogni, che sonda una gamma di emozioni vastissima, passando dalla disperazione all’esaltazione, con un filo illogico ma consistente, lasciando a fine disco la stessa sensazione che si prova al risveglio: pochi ricordi nitidi ma un’agrodolce malinconia.

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