Wolfmother – Victorious

wolfmother-victorious-recensione

Questa volta i Wolfmother si fanno produrre il disco da Brendan O’Brian, già produttore di band quali Soundgarden, Incubus, AC/DC, Rage Against The Machine e molti altri, e il mezzo passo falso di “New Crown” è subito cancellato. Il nuovo disco, “Victorious”, se a conti fatti non riesce a tornare ai fantastici livelli dell’esordio, ripropone Andrew Stockdale e soci al grande pubblico con rinnovata forma e verve, mostrando un buon livello compositivo e la solita scanzonata energia di stampo Seventies che ha contraddistinto tutta la carriera del gruppo.

Le canzoni sono tutte divertenti e ben scritte, e se peccano di una probabilmente voluta superficialità dei testi, possiedono riff, cambi di tempo, assoli di chitarra solidi e mai banali, accompagnati dal caratteristico tono vocale di Stockdale dal timbro alto e allucinato. I singoli che hanno anticipato l’album – “City Lights” e la titletrack – sono le classiche cavalcate del gruppo con reminiscenze che sbandano incontrollabili tra il sabbathiano e i The Who, passando dai Zeppelin, mentre “Pretty Penny” è una leggera e dolce ballata che scorre liscia ed è forse il momento più debole dell’album. “Happy Face” ha un riff che ricorda senza troppi fronzoli “Paranoid” dei Black Sabbath, “Best of a Bad Situation” è una ballata positiva e energica. “Gipsy Caravan” è un bellissimo pezzo anch’esso di derivazione nostalgica che non avrebbe sfigurato nell’immenso disco d’esordio del 2004.

In attesa di vedere esplodere la loro energia live sui palchi italiani, “Victorious” si rivela un album godibile e divertente.

Lascia un commento