Non chiamateli concerti

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Non vogliamo offendere nessuno qui. Ognuno si ascolti ciò che crede e si goda la musica che preferisce. Ma non scherziamo sul live. Il palco è l’unica cosa che conta. Punto. Sono anni difficili per i concerti dal vivo. Non tanto perché la gente non ci vada più. Anzi, è forse l’unica risorsa che davvero macina utili per l’azienda musica (insieme alle ristampe dei dischi belli). Il dramma però è che vengono identificati come “concerti” anche eventi che non hanno proprio niente a cui spartire con i gig veri e propri.

No che non ci interessi avere dei dischi fighi, canzoni memorabili e gruppi della madonna che lavorano in studio ovviamente. Ma se un artista, una popstar, delle rockstar o band che dir si voglia sul palco fa pietà va detto senza alcun giro di parole. Non necessariamente tutto il pop contemporaneo fa schifo. Non tutte le star che (la fu) Mtv e la stampa scandalistica internazionale strombazzano senza sosta sono finte o costruite a tavolino per gabbare milioni di gonzi che non sanno nemmeno cosa voglia dire la (sacra) parola Musica. Lady Gaga, per fare un nome non a caso, può piacere o meno. Ma è impossibile sostenere che non sia un’artista coi controcazzi. Presenza scenica, creatività e, soprattutto, VOCE.

L’ultimo episodio in ordine cronologico è quello delle polemiche successive allo show di Rihanna a San Siro (a cui si riferisce la foto di cui sopra tratta da Facebook, che mostra uno stadio il cui parterre è desolatamente deserto, alla faccia del sold-out annunciato…). Con ogni probabilità, Beyoncè tra pochi giorni sullo stesso palco renderà impietoso il confronto tra due regine assolute di chart e vendite degli ultimi anni. Ma cos’è successo di così assurdo ieri sera al Meazza? Nulla di nuovo per chi segue i concerti di quest’epoca. Non sono concerti intanto, quelli di molte popstar contemporanee. Se va bene c’è una buona backing band, delle ottime coriste. La star indossa costumi della madonna, fa la zozza in modi più disparati (Miley Cyrus, dove sei finita tra l’altro?) e lascia cantare al proprio pubblico (quasi sempre adorante in modo aprioristico) le proprie hit migliori. La star stessa qualche strofa e qualche ritornello lo canta ogni tanto, sorretta sempre da una base che la mette al riparo da stonature e vuoti di memoria. La maggior parte della platea tanto si gaserà più per i vestiti indossati o per le scene di sesso mimate che per la musica ovviamente.

Poi per carità: la star può essere una figa spaziale, può ballare da dio, può avere qualsiasi tipo di dote che più vi aggradi. Ma è entertainment, non è un concerto quello a cui state assistendo. Vero, un concerto necessita anche di componenti visive e scenografiche d’impatto. Posso capire (anche se pure qui fino a un certo punto, spesso i rapper seri dal vivo si portano pure dietro una band vera e propria.) l’hip hop. C’è l’MC e chi gli mette le basi su cui si rappa. Ok. Ma non si deve dimenticare che se sul palco poi non suoni e non canti TU allora non stai assistendo a un concerto.
Questa tendenza tra l’altro sta pericolosamente prendendo piede da un po’ di tempo anche nella branca “giovane e pesa” del rock. Ora non so se abbiano cambiato registro (lo spero per loro), ma ho visto negli anni scorsi dei concerti di band parecchio affermate (Bullet For My Valentine e Bring Me The Horizon tanto per fare dei nomi) in cui basi e playback si sprecavano. Un fenomeno terribile (per non parlare della truffazza delle BabyMetal, cosa che ha contribuito a esiliarmi per qualche tempo dal laptop).

In questi tristi anni, David Guetta, Calvin Harris e centinaia di altri DJ hanno convinto buona parte del mondo di essere dei musicisti incredibili. Non si usa più la dicitura dj set, in quelle che sono serate che richiamano migliaia e migliaia di persone che hanno una fruizione della musica come sottofondo ad alto volume di party e deliri che non hanno niente a che vedere con i concerti veri e propri. E se si arriva al punto di dover considerare concerti anche queste esibizioni, allora è forse il caso di affermare senza paure che i concerti sono quelli di Bruce Springsteen, quelli di Gilmour e Lionel Richie, anche quelli di Mika, giusto per citare le ultime cose vere e belle a cui abbiamo assistito, a prescindere da generi e gusti personali. La musica è questa roba qui. Tutte le altre esibizioni potranno piacere, richiamare folle oceaniche e coinvolgere sempre di più generazioni che non hanno modo di essere formate a dovere su un argomento culturale e artistico così determinante nelle nostre vite come la musica. Ma per piacere, queste esibizioni non chiamatele concerti. Non lo sono.

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