Intervista a Silvia Danielli, giornalista di Rolling Stone

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Silvia Danielli scrive per l’edizione italiana di Rolling Stone, rivista cartacea storica e frequentatissimo sito web. Ha lavorato per Epolis, Max e collaborato tra gli altri con Ansa, Repubblica e Oggi.

Con quali testate musicali lavori? Scrivi di musica anche altrove?
Con Rolling Stone. No.

Qual è il tuo attuale ruolo nella/e testata/e per cui lavori?
Sono redattrice e mi occupo del coordinamento degli argomenti musicali.

Il tuo lavoro principale è questo?
Sì.

Qual è l’introito principale della testata per cui lavori?
Vendita copie, adv ed eventi sponsorizzati.

Quante persone lavorano per la tua stessa testata? Vengono tutte retribuite?
Una ventina di persone lavorano a Rolling Stone Italia, otto scrivono per il sito e l’edizione cartacea. Sono tutte retribuite.

Per quale motivo, a tuo parere, difficilmente c’è chiarezza sulle visite e sugli introiti di un sito? Per quale motivo questo accade? Ritieni che sia invece giusto mantenere una minima privacy sul tema, eccezion fatta per chi investe sul sito stesso?
Non c’è chiarezza sugli introiti dell’online perché sono ancora troppo bassi rispetto a quelli del cartaceo. Gli strumenti per conoscere le visite in maniera precisa ci sono, se qualcuno non le rende note o le gonfia sarà perché gli fa comodo e può ancora farlo.

Quanto gli addetti ai lavori (etichette, promoter, uffici stampa, artisti…) sono sufficientemente informati (e formati) per capire le dinamiche del web e la reale efficienza di un sito piuttosto che di un altro?
Non molto, alcuni proprio per niente.

Quanto credi che i social network abbiano influito nel cambiare (potenziandoli, diversificandoli o depotenziandoli) il ruolo dei siti stessi?
Credo che i social network possano aiutare i siti e potenziarli ma abbiano un’influenza diretta e eccessiva sui contenuti. Ormai quando si scrive un pezzo per un sito esiste solo il principio del “mi piace” o della ricerca della condivisione su facebook. E tutto questo è piuttosto triste.

Pensi che una fanpage sia allo stato attuale più o meno importante del sito stesso?
No, comunque no. Anche se per certo aspetti immediati può essere più importante.

Come convivi con la notorietà nell’ambiente e con l’essere preso come riferimento da altri colleghi per quanto fatto fino a oggi?
Sono conosciuta dagli addetti ai lavori e dai colleghi solo perché in questi anni ho cambiato tanti lavori e ho avuto tante occasioni per conoscere persone dell’ambiente.

Perché secondo te c’è così tanta gente che fa, o prova a fare, il tuo stesso mestiere? C’è a tuo parere sufficiente preparazione? C’è solidarietà tra colleghi o aspiranti tali, oppure prevalgono invidie e frustrazioni?
Perché si immagina che sia il lavoro più bello del mondo: poter scrivere di ciò che ti piace, ossia di musica. Infatti lo è. Mi sembra che ci sia solidarietà o sono stata fortunata a trovare alcune persone molto collaborative.

Quali sono i tre momenti/servizi migliori (professionalmente parlando) che hai vissuto/realizzato fino a questo momento?
– Un’intervista singola a Ben Harper (la prima a un artista importante da sola)
– Una round table con 4 colleghi con Sting, perché aveva parlato molto di più di quanto ci si potesse aspettare
– Il servizio sulle 100 facce della musica italiana per Rolling Stone, perché ho avuto modo di intervistare proprio tutti gli artisti italiani più famosi.

Come vedi il mondo dell’editoria musicale online da qui a tre anni?
Non riesco a immaginare niente di preciso anche se spero che gli introiti dall’adv online aumentino sempre di più.

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