I sette migliori half-time show della storia del Super Bowl

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Mancano pochissime ore al Super Bowl 2015, la finale del campionato di football americano NFL che decreterà la squadra vincente della stagione 2014 tra i New England Patriots e i Seattle Seahawks, con i secondi che arrivano alla University Of Phoenix Arena come campioni uscenti.

Un evento sportivo che apre l’anno solare sportivo degli Stati Uniti con il botto. Non c’è NBA, NHL, MLB che tenga, i soldi che girano nei più importanti eventi di queste leghe (All Star Game, World Series) sono nulla rispetto agli introiti che gravitano attorno al Super Bowl: hospitality, marketing, aziende pubblicitarie disposte a spendere milioni di dollari per una finestra pubblicitaria di pochi secondi sono solo tre degli esempi più eclatanti.

E, da una ventina d’anni a questa parte, le popstar più affermate del mondo fanno di tutto per esibirsi all’interno dell’halftime show, quell’intervallo che, dalla leggendaria esibizione di Michael Jackson nel 1993 al Rose Bowl di Pasadena, ha spinto la federazione a reclutare le maggiori stelle della musica internazionale. Quest’anno sarà il turno di Katy Perry, che condividerà il palco con Lenny Kravitz e un’ospite a sorpresa che, salvo sorprese dell’ultimo minuto, sarà Missy Elliott.

Vi proponiamo, per scaldarci in vista dell’evento di questa sera, quelli che riteniamo i sette migliori halftime show degli ultimi vent’anni, quelli che hanno contribuito a far diventare un semplice intervallo di un evento sportivo uno degli eventi musicali più importanti dell’anno.

7: Blues Brothers, ZZ Top, James Brown @ New Orleans

Va bene, James Belushi non avrà il carisma e il talento vocale del fratello Jim, ma rivedere i Blues Brothers al completo è sempre una bella cosa. E sempre bello è anche vedere un James Brown tarantolato a 64 anni suonati, con una vitalità che farebbe invidiare molti ventenni, un circo di gente manco si fosse al Carnevale di Rio e gli ZZ Top mescolarsi con il repertorio dei fratelli Blues, con tanto di sfilata di motociclette nel finale che fa tanto U.S.A..

6: Madonna, Nicki Minaj, MIA, LMFAO @ Indianapolis

Madonna sa cosa significa fare spettacolo su di un palco, e neanche nell’Indiana Miss Ciccone si smentisce. Un grande merito per la popstar italoamericana è stato quello di sdoganare una Minaj che di lì a poco sarebbe esplosa e dare visibilità internazionale ad un talento clamoroso come quello di MIA che, con la sua tipica strafottenza, risponde con un vaffanculo in diretta mondiale entrato nella storia (e ancora oggi oggetto di vertenze legali con la NFL).

5: Aerosmith, ‘N Sync, Britney Spears, Mary J. Blige, Nelly @ Tampa

Ok, c’erano anche i cameo di Ben Stiller, Adam Sandler e Chris Rock nell’introduzione che, da soli, valevano l’intero halftime show.

L’esibizione degli Aerosmith in Florida conferma che la band di Boston è sempre in prima fila quando si parla di crossover, e qui ce n’è tanto: dal pop di ‘n Sync (con un Timberlake che scoprì in quest’occasione le carte di gran talento che lo avrebbe fatto esplodere da lì a poco) e Britney Spears (quando ancora era the hottest of the hot) all’hip hop di Mary J. Blige e Nelly, con l’ultimo che spara un grandissimo rapping sulla leggendaria “Walk This Way”.

https://www.youtube.com/watch?v=idg8TNknvDU

4: Michael Jackson @ Pasadena

Molto probabilmente l’halftime show più famoso di tutti. Per impatto mediatico, e per il primo minuto immobile di Jacko di fronte ai fan acclamati, meriterebbe il primo posto assoluto. Peccato che la sua esibizione sia stata più una performance di ballo che un concerto: un playback fin troppo sfacciato utilizzando come basi i pezzi del disco.

3: Bruce Springsteen @ Tampa

Chi apre con “Tenth Avenue Freeze-Out” e “Born to Run” vince a priori. E chi fa una scivolata scontrandosi con una telecamera, mettendo in chiaro che la diretta è sempre la diretta, vince ancora di più. Il Boss è sempre Il Boss, perfetto riassunto di quell’America che ci piace tanto, quella vera, sincera e vicina alla gente.

2: Bruno Mars, Red Hot Chili Peppers @ East Rutheford

Brunone Mars aveva già vinto presentandosi sul palco con una lunga intro di batteria. Peccato che nei dieci minuti di esibizione successiva il cantante hawaiano abbia dimostrato di essere quanto di meglio il pop possa offrire oggi: funk a palla, spaccate in diretta TV come non ci fosse un domani, “Give It Away” suonata davanti a centinaia di milioni di persone e il momento paraculo con le dediche di alcuni militari nel rush finale. Entertainment allo stato puro e in tutte le sue sfumature.

1: Prince @ Miami Gardens

Prince può fare quello che vuole che avrebbe comunque ragione. Anche fare uno show di cover che spaziano dai Foo Fighters (“Best Of You”) a Bob Dylan (“All Along The Watchtower”), passando per Queen (“We Will Rock You”) e Creedence Clearwater Revival (“Proud Mary”), “inframmentando” con alcuni estratti da quel dischetto da niente chiamato “Purple Rain”, la cui title track chiude un concerto leggendario. Sì, anche perché le carte che han fatto la storia di molti altri (fuochi d’artificio, luci a palla, sing along) il folletto di Minneapolis se le era giocate nei primi due minuti. Incredibile.

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