Vasco fa un record mondiale, ed è giusto così

Sono un fan della musica da decenni ormai, e c’è una cosa che ho imparato meglio di qualsiasi altra. Se vuoi inimicarti una persona nel minor tempo possibile, non hai da fare altro che criticare i suoi gusti musicali.

Ci troviamo in un periodo storico pieno di ‘non luoghi’ musicali, di contenitori vuoti senza identità e carattere, dentro i quali promoter e produttori furbi riversano le flotte di ascoltatori passivi, quelli interessati ad avventure di una notte e via, di esperienze estemporanee della durata di un caffè, di una conversazione rapida e incolore. Musica che non ti distrae dalla tua vita, che non ti impegna più di tre minuti e mezzo.

È importante quindi, se non prezioso, trovare ancora delle relazioni durature, stabili. Qualcosa da proteggere, per cui lottare, per cui reagire male se attaccata o criticata. Vasco, per i suoi seguaci “Blasco”, è uno dei pochi se non l’unico esempio italiano. Quella adesione cieca e militaresca che spesso si trova nel metal (pensiamo ad Iron Maiden su tutti, ma anche Metallica o Judas Priest) ma anche nel grande rock dalle platee sconfinate, e pensiamo alle folle oceaniche che si ascoltano le tre o addirittura quattro ore di concerto di Bruce Springsteen qui in Italia è rappresentata solo dal cantautore emiliano, che per guadagnarsi questo primato ha lavorato ed è portatore di caratteristiche ben plausibili e delineabili.

Era il 1983 quando quasi timido e impacciato affrontava il palco vetrina numero uno in Italia, quello di Sanremo, e così, semplice e diretto, di provincia, esprimeva poche emozioni ma potenti. Rabbia, disincanto di una generazione, amore. E così, dopo 40 anni, è rimasto. Non si è evoluto. Certo, i suoi stessi fan hanno riscontrato una certa fase di stanca nelle ultime produzioni, ma questo è fisiologico. Per questo il concerto del primo luglio al Modena Park non promuove nessun materiale nuovo. È esclusivamente la celebrazione di un gusto, di un’appartenenza a una legione, quella dei tifosi del Blasco.

Ed è essenzialmente per questo motivo che con i suoi 220mila spettatori questo concerto è il record di vendite di biglietti mondiale di sempre. Perché i fan di Vasco sono di un certo tipo e sono come la sua musica. Li puoi amare o odiare, criticare, ma sono indiscutibilmente qualcosa, un bacino con i suoi confini e le sue regole, le sue virtù e le sue pecche, i suoi pregi e i suoi difetti.

Se volete farveli nemici, criticateli e criticate i loro gusti musicali. Ma vi avverto, sono tanti e sono agguerriti e difenderanno il loro patrimonio fino alla morte. Questo atteggiamento, questo amore è un patrimonio non solo loro ma di tutta la musica, in un momento in cui ce n’è maledettamente bisogno. Non critichiamoli ma imitiamoli, intensificando l’amore per la musica che ci piace. Credo non ci sia bisogno di specificarlo, non sono un fan di Vasco. Ma vi dico questo, leggendo una sua dichiarazione sul record di vendite dei suoi biglietti dice: “Faremo la storia”, non riesco proprio a dargli torto. I fan di Vasco faranno la storia.