Bouchra presenta il singolo Yallah: Porto in alto la mia bandiera e i valori dell’integrazione

Si intitola “Yallah” ed è il nuovo singolo della cantante italo-marocchina Bouchra Dibè, in rotazione radiofonica dal 13 gennaio. Classe 1994, nata a Tiznit e cresciuta a Livorno, Bouchra è pronta a bissare il successo del singolo d’esordio in lingua francese, “Blanc ou Noir” (oltre un milione di views del video, ingresso nella TOP50 dell’airplay radiofonico e nella TOP10 viral di Spotify). Musica e produzione di Emiliano Cerere (Amoroso, Annalisa, Renga, Raf e Patty Pravo) e testo in inglese e arabo firmato, per la prima volta, dalla giovane artista, “Yallah” (“andiamo” in arabo) contiene un messaggio positivo e anticipa il disco attualmente in lavorazione, come ci ha raccontato Bouchra, impegnata tra il resto come host della trasmissione sul bullismo #Adessoparloio, in onda il venerdì alle 21.00 su Real Time.

Sei nata in Marocco, cresciuta in Italia, canti in francese, inglese e arabo, raccontami un po’ la tua storia e il percorso che ti ha portata qui, tra le mura di casa Universal.
Sono arrivata in Italia coi miei quando avevo 3 anni, quindi mi sono integrata molto bene. Ogni estate, però, torno in Marocco, perché ci tengo molto. Quella del canto è sempre stata una passione per me, ma verso i 16 anni ho iniziato a sentire il desiderio di concretizzarla e ho iniziato a caricare le mie cover su Youtube. La reazione del pubblico è stata molto positiva, così ho deciso di andare avanti ed eccoci qui. Un ringraziamento di cuore devo farlo ai miei fan, alcuni dei quali mi hanno seguita passo passo sin dall’inizio e oggi mi scrivono dicendomi che sono orgogliosi di me, cosa che mi riempie di soddisfazione.

Dopo il successo estivo di “Blanc ou Noir”, il 13 gennaio è uscito il tuo secondo singolo, “Yallah”, un pezzo di cui hai firmato il testo. Cosa l’ha ispirato e quanto c’è di personale?
Sono sempre stata molto insicura, come penso la maggior parte delle persone, ma nel mio caso erano proprio quelle insicurezze a bloccarmi nel desiderio di voler trasmettere qualcosa, quindi ho cercato di lavorare su me stessa e di abbattere questi muri mentali. Questo lavoro interiore è alla base del testo della canzone, in cui cerco di trasmettere la stessa cosa agli altri, perché spesso non è facile trovare la forza di credere nei propri sogni e nei propri desideri. Il messaggio della canzone, quindi, è che si può partire da zero, ma se si vuole davvero qualcosa e ci si impegna ci si può arrivare senza problemi.

Il tema rimanda al programma in onda su Real Time, #Adessoparloio, in cui dai voce alle storie di ragazzi vittime di bullismo. C’è un caso che ti ha colpita particolarmente? Ma soprattutto, cosa accomuna queste vicende e che consiglio daresti a chi si trova in una situazione del genere?
Alle medie e alle superiori sono stata a mia volta vittima di bullismo, quindi questa è una cosa che ho preso molto a cuore. Ciò che mi ha sorpresa parlando con le cinque ragazze protagoniste del programma è la varietà dei motivi, degli atteggiamenti e del tipo di persecuzione legati al bullismo. In tutti i casi comunque il risultato è che la vittima si chiude in se stessa e non riesce a parlarne con gli altri, che poi è la cosa più negativa che possa succedere. Per risolvere il problema bisogna parlarne, non bisogna vergognarsi, può accadere a chiunque, non significa che sei uno sfigato, semplicemente perché qualcuno ti dice che sei uno sfigato. Parlatene, perché portarsi dentro queste cose a lungo andare può essere traumatico.

Il fatto di crescere in un ambiente multiculturale, che per definizione sfugge all’applicazione di modelli univoci, ha mai ostacolato il tuo percorso artistico?
Ovviamente all’inizio i miei genitori non volevano che io intraprendessi questa strada. Hanno iniziato a capire che poteva essere giusto quando hanno visto i primi risultati, ma soprattutto quando hanno visto me felice e mi hanno dato il via libera. Poi, sai, anche loro si sono integrati benissimo, ci tengo a dirlo, mia madre ha un sacco di amiche italiane e le chiama orgogliosissima quando sono in tv.

Quali sono i tuoi punti di riferimento musicali?
Sono cresciuta ascoltando Michael Jackson, Amy Winehouse e ultimamente ascolto moltissimo sia Beyoncé che Sia, che ammiro tantissimo, perché riescono a portare dei messaggi molto importanti coi loro brani.

Nelle tue canzoni però si sentono molto le tue radici marocchine e nell’inciso di “Yallah” canti in arabo, lasciando emergere le tue origini, che nel primo singolo erano per lo più suggerite dalla musica.
Esattamente.

In questo momento in Italia sta venendo fuori quella che potremmo definire una prima generazione di giovani artisti figli di migranti, penso a Ghali o ai Soul System, ti senti parte di tutto questo? E, se si, come si traduce nel tuo modo di fare musica?
Si, assolutamente. Penso che sia molto positivo che ognuno di noi porti in alto la propria bandiera, valorizzando, però, l’appartenenza alle due culture e facendo capire quanta integrazione ci può essere. È tutto molto positivo e credo che in futuro i giovani avranno meno problemi per quanto riguarda il razzismo.

Detto ciò non posso non chiederti cosa pensi di quello che sta succedendo negli Stati Uniti di Trump sul fronte dell’intolleranza etnica, religiosa e di genere.
Mi dispiace veramente un sacco, quello che sta proponendo lui è un cambiamento radicale, che spero non avvenga. Sono cambiamenti enormi e per cercare di fermarli un cittadino può fare veramente poco. In realtà non capisco cosa sia saltato in mente agli americani! C’è anche stata una campagna enorme da parte di tutti gli artisti da Miley Cyrus a Lady Gaga, tutti hanno invitato i loro fan a non votare Trump, quindi davvero non riesco a capire come sia successo.

Un ultima domanda riguarda il disco, a che punto è e cosa dobbiamo aspettarci?
Quest’estate ho registrato gran parte dell’album, di cui ancora non ho dato nessun indizio, se non il fatto che conterrà 8 brani. Per ora non posso rivelare altro.

Ti sentiremo cantare anche in italiano?
Si, tanto.