Brunori Sas presenta il nuovo album A casa tutto bene

Esce oggi “A casa tutto bene”, il quarto album di Brunori Sas, pubblicato a tre anni di distanza da “Vol. 3 – Il cammino di Santiago in taxi” e anticipato dal singolo “La verità”, il cui un video è stato girato a partire da uno script dello stesso Dario Brunori.

Dodici pezzi, registrati in una masseria del XII secolo a San Marco Argentano (Cosenza) e prodotte dal cantautore assieme a Taketo Gohara, tutti condotti sulla direttrice “Lamezia-Milano”, due poli, un po’ reali e un po’ metaforici di un oscillare, spaesati tra una casa e un fuori, un sé e un altro da sé, tra punti di vista e concezioni forse solo apparentemente opposti o distanti. In mezzo? Tutte le paure, le contraddizioni, le illusioni e le disillusioni scoperte nel corso di questa perigliosa indagine in forma di canzone.

Questo disco ha a che fare con la necessità di affrontare le paure quotidiane e con la naturale e pericolosa tendenza dell’uomo contemporaneo a cercare riparo nella comfort zone casalinga, che spesso gli fa ignorare quello che accade fuori”, spiega Brunori a proposito di questo lavoro maturato in un periodo particolare e per ciò così diverso dai precedenti nei modi e nella sostanza. “L’album ha iniziato a prendere forma appena finito con lo spettacolo di teatro-canzone “Brunori Srl – Una società a responsabilità limitata”, nel quale parlavo di società e attualità, ma in modo molto ironico. In questo disco, invece, l’ironia è usata col contagocce, un po’ perché avevo finito le fesserie della mia parte comica e un po’ perché il pubblico stesso mi ha fatto capire che potevo dire certe cose, legate ad una mia determinata visione del mondo, senza la necessità di trovare un filtro poetico o ironico per descrivere le cose”.

“A casa tutto bene”, infatti, è il meno poetico tra gli album di Brunori Sas, ma non per questo il meno sentimentale, perché non c’è argomento che non venga affrontato buttandosi in mezzo, mettendosi in gioco, rappresentando la propria condizione di individuo, spaesato, nel contesto. Un disco dal linguaggio diretto, immediato, spesso in forma di dialogo tra parti diverse di sé, e in cui Brunori si tiene lontano dall’espediente narrativo, traducendo in forma di canzoni gli attriti e le sollecitazioni nate dall’incontro di un dentro e un fuori lontani, ma paradossalmente compenetrati.

Un dualismo apparente, che si traduce anche a livello sonoro, racconta l’artista: “Quando ho approcciato il disco con la band, con cui suono dal “Vol. 2”, l’idea era da un lato di abbattere lo schema della sala prove, lavorando con ogni singolo musicista a casa mia, facendogli mettere le loro idee su quello che avevo creato io, quasi senza farli comunicare fra di loro, per riuscire a lavorare su più strade e creare molto materiale di partenza. I ragazzi, che vengono da ambiti musicali distanti dall’indie, come il jazz o la classica, hanno apportato cose nuove a quello che avevo fatto e Taketo Gohara, in combutta con la band, ha allestito queste canzoni portandole verso il mood di artisti stranieri come il Beck di “Morning Phase”, gli Other Lives di “Temar Animals”, che ho divorato, o Sufjan Stevens, Beirut, Arcade Fire. Insomma abbiamo preso cose lontane da me e abbiamo cercato di portarle dentro al forte legame che ho con la tradizione italiana e alcune cose del passato, ma era giusto che mi aprissi a questo confronto e forse in questo disco trovo davvero una mia cifra personale”.

Un suono ricco e stratificato, che Brunori, più musicista e meno cantautore che mai, dopo il giro di incontri nelle università, al via il 30 gennaio, dal 24 febbraio assieme alla sua band porterà dal vivo nei teatri delle principali città italiane.

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