Gianluca Grignani presenta “Una strada in mezzo al cielo”: “Le rock star non esistono!”

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È un fiume in piena Gianluca Grignani, ha tante cose da dire e vuole dirle tutte su questo nuovo progetto, “Una strada in mezzo al cielo”. Fuori venerdì 6 maggio e anticipato dal singolo “Una donna così”, l’album è in realtà una raccolta celebrativa dei suoi 20 anni di carriera, che unisce 16 tracce, riarrangiate in chiave semiacustica e realizzate con la collaborazione di tanti illustri colleghi, tratte dai primi due lavori del cantautore, “Destinazione Paradiso” e “Fabbrica di Plastica” – due dischi apparentemente inconciliabili, ma che hanno segnato indelebilmente la vicenda professionale e umana di Grignani – e un inedito, che dà il titolo alla raccolta, dedicato all’amatissima moglie.

Era evidente, a “Destinazione Paradiso” la casa discografica voleva dare la veste più pop possibile e alla fine venne fuori un ottimo lavoro, non intendo metterne in discussione il valore, ma non era il mio mondo musicalmente parlando. L’unico pezzo che ci si avvicinava forse è “Falco a metà”. Ovviamente loro da imprenditori facevano il loro lavoro, ma a me non me ne fregava un cazzo. Io volevo arrivare piano piano a fare la mia musica, a capire, e mi rendevo conto che non si impara così a fare musica. Mi ricordo che dopo il primo concerto chiamai in lacrime Pino Daniele dicendogli: “devo imparare a fare come hai fatto tu”. Questo per dire quanto ero lontano da dove volevo arrivare e, infatti, poi non feci concerti, perché non ero all’altezza di fare un concerto adatto alle canzoni che avevo scritto, che sapevo che erano forti, quello lo sapevo”, racconta Gianluca.

Con “Fabbrica di plastica” le cose andarono in modo ben diverso, “preso dall’esasperazione decisi di fare tutto da solo, ma all’epoca non sapevo, non avevo le competenze che ho adesso, che mi ritengo un buon fonico. Volevo tirare fuori quello che avevo nella testa, ma non potevo, perché in Italia non c’era chi sapesse come fare. Un bel casino! Avrei voluto lavorare con John Leckie, produttore allora di “The Bends” dei Radiohead, l’avrei aspettato per tutto il tempo necessario e la casa discografica poteva assolutamente permetterselo, ma nonostante avessi venduto quasi 3 milioni di copie non me lo diedero. Quindi ho deciso di farlo io, quasi per ripicca e poi perché lo volevo fare, ci dovevo credere, anche se sapevo che stavo facendo una cosa che poteva cancellarmi dalla musica italiana”.

In effetti lo scompiglio generato da un disco nato col dito medio alzato come “Fabbrica di plastica” fu parecchio, un bel fanculo a tutti quelli che volevano “il Grignani patinato, che non ero. Scalpitavo dentro quel vestito, ma non perché volessi essere molto diverso, ma perché sono un musicista e volevo fare la mia musica prima di tutto e di ogni cosa”. E così è stato, benché a livello commerciale non si possa dire che dopo i quasi 3 milioni di copie vendute da “Destinazione Paradiso”, le 60mila di “Fabbrica di plastica” abbiano rappresentato un grande successo commerciale, ma si sa, a volte nella vita bisogna scegliere e Grignani dei vent’anni in salita arrivati dopo la svolta del secondo disco non rinnega nulla. “Pentirmi? Mi è capitato nei momenti difficili, sai, quando sei un po’ in depressione. Questo però per me è un momento facile, sono libero e tranquillo”.

Uno stato ideale per guardarsi indietro e celebrare un percorso che solo il tempo è in grado di spiegare in tutte le sue sfaccettature, tra alti e bassi, qualche deviazione, tante scelte, giuste o sbagliate, gente che viene, gente che va e amici con cui risuonare i pezzi che ti hanno segnato la vita. E allora ecco che “Destinazione Paradiso” la canti con Elisa, mentre con Carmen Consoli rivivi “L’allucinazione” e con Annalisa “ La mia storia tra le dita”. E poi ci sono Briga in “Rok Star”, Max Pezzali in “Primo treno per Marte”, Fabrizio Moro in “Più famoso di Gesù”, Federico Zampaglione in “Galassia di melassa”, Ligabue, “un grande professionista, frequentarlo mi ha insegnato cos’è il metodo e volevo che cantasse “Fabbrica di plastica”, perché era la persona adatta per farlo”, e Luca Carboni, un personaggio schivo, ma “per “Falco a metà” ho subito pensato a lui, quando poi l’ha cantata era ancora più bella della mia versione, ha messo in questa canzone quel pathos che io non ho più, ma che avevo quando l’ho scritta. Mi ha proprio emozionato”.

In definitiva, “Una strada in mezzo al cielo” è lo specchio in cui si riflette il Gianluca Grignani di oggi, “quel ragazzo che, messo piede per la prima volta sul palco di Sanremo cantando “Destinazione Paradiso”, mentre scendeva si era già reso conto che le rock star non esistono” e che oggi il Rock lo fa 2.0, perché “l’uomo e l’artista adesso sono due aspetti inscindibili in me”. E Rock 2.0 saranno anche i live che seguiranno l’uscita della raccolta, da quelli estivi chitarra e voce, che verranno annunciati direttamente sulla pagina Facebook dell’artista, così come si farebbe tra amici, ai due grandi concerti del 1 e del 3 dicembre a Milano e Roma (biglietti in prevendita da lunedì 9 su Ticketone).

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