Gli Hacktivist presentano Outside The Box

Hacktivist-band-2016

Hanno da poco pubblicato “Outside The Box“, esordio che arriva dopo centinaia di concerti che hanno consolidato un seguito underground che ha fatto conoscere gli Hacktivist a molte latitudini. Catalogarli come realtà standard di rap-metal o djent vorrebbe dire fermarsi alla superficie di un combo che è in realtà uno dei gruppi più in voga nella scena alternative metal(-core) in UK. Specialmente per chi se ne sbatte le palle delle frange e non ha intenzione di mollare il suffisso -core tanto facilmente.

Abbiamo parlato con loro per approfondire una conoscenza che, nel nostro paese, è ancora piuttosto superficiale sia di ciò che non viene pompato dalle label nazionali, sia del sound stesso oramai prassi nel mondo heavy musicalmente civilizzato.

Quanto tempo avete impiegato a mettere insieme il nuovo disco?
Non poco. Se parliamo solo della registrazione dello stesso, diciamo che siamo stati rapidissimi. Ma per scriverlo e arrangiarlo ci sono voluti un paio d’anni. Il problema era che eravamo sempre in tour, abbiamo deciso sin dall’inizio di puntare sui concerti per farci conoscere. Solo dopo che ciò sarebbe successo, avremmo finalizzato il lavoro. Inoltre in questi due anni, il problema era anche dover affrontare la sopravvivenza quotidiana, cosa con cui devi fare i conti quando decidi di andare in tour in continuazione…

Quali tematiche trattate in Outside The Box?
I nostri fan ci conoscono per i testi politicizzati. Non amiamo andare per il sottile e siamo sempre piuttosto espliciti quando si tratta di parlare di queste cose. Tuttavia abbiamo anche raccontato esperienze personali e abbiamo provato a scavare dentro di noi parecchio, senza dimenticarci di quei pezzi un po’ cazzoni, necessari proprio per essere tali e divertirsi senza essere troppo seriosi.

Quali band vi hanno maggiormente influenzato nella definizione del vostro sound?
Una cosa molto positiva per la riuscita del disco, è stato poter ascoltare dischi e band molto diverse tra loro mentre scrivevamo le nostre canzoni. Dovessimo dirti le band che maggiormente apprezziamo, punteremmo senza dubbi su Deftones, Vildhjarta e Volumes. Oltre al metal tuttavia, ascoltiamo anche artisti come Skepta, Yelawolf e Noisia.

Quale obiettivo artistico vi siete posti mentre scrivevate il disco?
A dire il vero non avevamo grossi obiettivi, se non quello di definire e rendere il più personale possibile il sound che avevamo già creato. Il nostro vero scopo era di non essere catalogati dentro la scena djent o metalcore, cercando di far pensare e apprezzare all’ascoltatore qualcosa che non fosse rinchiuso in una scatola, bensì che si posizionasse al di fuori di essa

Come sta la scena crossover e metalcore in UK? Quali sono le band più importanti di questo filone a vostro parere?
Ci sono molte band crossover che ci hanno ispirato parecchio agli inizi. Il nome più importante è sicuramente quello dei Senser, gente che fu fondamentale per avviare la scena rap-rock qui in UK. Oltre a loro dobbiamo sicuramente nominare gli Enter Shikari, che sono riusciti ad aprire altre porte ancora per delle band che erano pronte a innovare e a spingersi oltre i confini del genere. Infine diciamo One Hundred, un nome nuovo che qui sta spaccando tutto e che vi invitiamo seriamente a tenere d’occhio durante la loro crescita.

Come siete arrivati alla firma del contratto discografico con la UNFD?
Ci hanno messo in contatto con loro i Northlane, una delle band che maggiormente amiamo come gruppo. Abbiamo quindi rilasciato il nostro primo EP insieme a questa etichetta e, dopo averli incontrati in Australia, eravamo certi che avrebbero fatto un ottimo lavoro per noi pubblicando e promuovendo il nostro disco.

Cosa potete raccontarci dei featuring con Reynolds e Jamie Graham?
Siamo tutti dei grandi fan della musica hip-hop e volevamo che tutto il nostro staff fosse coinvolto nella pubblicazione del disco. Rou e gli altri del team Shikari sono stati come dei fratelli maggiori con noi, e ci hanno aiutato molto sia portandoci in tour con loro, sia permettendoci di imparare molto da loro. Visto che abbiamo condiviso lo stage così tante volte, era inevitabile che Rou finisse sul nostro disco. Per quanto riguarda Jamie, i ragazzi dei Heart Of A Coward provengono dalla nostra stessa città e siamo tutti molto amici. Jamie ha una voce spaventosa e coinvolgerlo era un obbligo, visto che eravamo sicuri avrebbe spaccato a priori dal pezzo che gli avremmo affidato.

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