Intervista agli Airway, “Rammarichi? Sinceramente non ne abbiamo”

intervista-airway-2015

Uscirà nei negozi il prossimo 16 ottobre “Aldilà”, il nuovo album degli Airway che nel 2015 celebreranno i primi dieci anni di attività. Il disco, il primo per Irma Records, arriva a tre anni dal precedente “Questa notte non sono morto” e chiude un periodo nel quale la band è comunque rimasta attiva nel panorama sociale politico locale e in quello editoriale, con la pubblicazione nel 2013 del libro autobiografico “Dal cuore allo stomaco”.

Pochi minuti prima del loro concerto all’Home Festival dello scorso 3 settembre, abbiamo intercettato il chitarrista Alessandro Cecino e il batterista Alessandro Carlozzo per sentire da loro cosa si aspettano da questo quarto capitolo discografico, ripercorrendo anche alcune importanti eventi di questa prima parte di carriera.

In dieci anni non vi siete fossilizzati su un particolare genere musicale, navigando tra punk, emo, alternative.. cosa si troveranno tra le mani i vostri fan quando ascolteranno per la prima volta “Aldilà”?
Possiamo dire prima di tutto che la carica rock degli Airway resta sempre. Se guardiamo dal nostro punto di vista c’è una sorta di maturazione: agli esordi eravamo piccoli, ora siamo cresciuti ma, anche se dal punto di vista dell’età ci dobbiamo considerare tali, non ci sentiamo ancora adulti dentro. Ci siamo evoluti e non ci siamo fermati mai, e ci auguriamo che questa evoluzione continui anche nei prossimi cinque anni, perché abbiamo sempre creduto che l’augurio peggiore che si possa fare ad una persona è quello di “non cambiare mai”. Cambiare è una cosa necessaria per vivere e sopravvivere.

Come avete lavorato per la stesura e registrazione di “Aldilà”?
Questa volta tutto è cambiato, sin dalla fase di scrittura in sala prove. A differenza delle altre volte abbiamo fatto un utilizzo pesante del Mac: ci siamo registrati le nostre cose, cercato di capire le cose che andavano e quelle che non ci convincevano. Prima di lavorare ad “Aldilà” non avevamo mai preso un approccio alla tecnologia così importante già dalla fase di stesura dei brani. Le registrazioni sono state fatte in diversi studi: per le parti strumentali ci siamo appoggiati da una parte, mentre le voci le abbiamo registrate in un altro. I due produttori che ci hanno seguito hanno collaborato insieme, quindi il lavoro non risulterà del tutto slegato ma avrà un suo filo logico. Un’altra novità è l’utilizzo di strumenti mai comparsi negli altri lavori come l’harmonium, le percussioni indiane tabla e il flauto matsuri, oltre ai violini registrati da Nicola Manzan (Bologna Violenta).

La cosa curiosa è che all’Home Festival, prima di voi, solamente i trevigiani Teatro Degli Orrori e Down To Ground hanno suonato nel main stage. Cosa vi aspettate dal concerto di questa sera?
Prima di tutto ringraziamo gli organizzatori per la possibilità incredibile. L’orario non ci dà la certezza di quanta gente verrà ad assistere al nostro concerto, ma siamo consapevoli che a questo tipo di manifestazioni è importante esserci e dare tutto, come facciamo da sempre nelle topaie e nei grandi palchi. Ci aspettiamo tantissima gente davanti al palco, ma crediamo non andrà a finire così.. l’unica cosa importante è quella di divertirsi.

Inaugurerete l’Home Festival, ma questa data di Treviso sarà anche la prima del vostro tour. Quando inizierete ad andare in tour in giro per l’Italia?
La prima data dopo l’uscita di “Aldilà” sarà al New Age di Treviso il 23 ottobre, giorno del release party. Da novembre arriveranno anche le altre serate, che al momento non sono ancora pubblicabili. Certo è che gireremo l’Italia in lungo e in largo, da nord a sud, per diversi mesi.

Oltre ad essere dei musicisti siete anche degli scrittori, avendo pubblicato un libro autobiografico “Dal cuore allo stomaco” nel 2013. A distanza di due anni dall’uscita, gli Airway del 2015 rivedrebbero qualche capitolo del libro?
In realtà il libro parla della nostra storia non in maniera autocelebrativa, poiché non ne abbiamo le capacità e il permesso di farlo visto che non abbiamo una storia così vasta da poterci permettere certi lussi. “Dal cuore allo stomaco” è un pezzo di storia del nostro gruppo e non possiamo far nulla per cambiarla. E’ un ottimo modo per guardarci allo specchio e vedere come siamo cambiati come musicisti e persone negli anni. Non cambieremmo nulla sinceramente di quanto scritto a suo tempo, anzi, il nostro interesse è quello di aggiungere quelle cose nuove avvenute negli anni successivi.

Nel 2013 vi schieraste pubblicamente per la candidatura di Giovanni Manildo a sindaco di Treviso, suonando anche alla festa di chiusura della campagna elettorale. Da cittadini di Treviso, dopo due anni, c’è un’aria di cambiamento?
Siamo molto schietti: in quel momento storico era necessario appoggiare una candidatura che fosse diversa rispetto a quella di Gentilini, perché noi come band non amiamo il razzismo. A maggior ragione, vista anche la situazione italiana di questi ultimi mesi, crediamo che la nostra scelta sia stata lungimirante. Cambiamenti ne vedo, e molti sono positivi: uno tra tutti è che finalmente la città è più viva. Ma purtroppo gli episodi di razzismo, i cui autori sono attivisti di Forza Nuova, sono ancora molto diffusi e speriamo che adesso la polizia sia più collaborativa rispetto al periodo della giunta guidata dalla Lega Nord. Personalmente ci è capitato di vivere alcuni fatti di violenza su altri ragazzi, di fronte ai quali la polizia faceva finta di niente. Auspichiamo che la polizia continui il suo lavoro di pulizia, anche perché l’impressione è che Forza Nuova stia calcando la mano in maniera pesante sulla città.

Dieci anni che siete in giro, dieci anni di underground. Un momento felice e un rammarico di questa prima fase della vostra carriera?
Il traguardo di oggi è importante ed è frutto di un lungo percorso vissuto all’Home Festival: suonammo alla prima edizione sul tetto del tour bus, per poi tornare un paio di anni fa sul palco del Jack Daniel’s Stage. Ritrovarci sul main stage è un obiettivo che abbiamo sognato fin dall’inizio. Rammarichi? Sinceramente non ne abbiamo, perché ci impegniamo a fondo in quello che facciamo, cerchiamo sempre di essere noi stessi e siamo mossi dalla passione. Siamo sempre noi, lo spirito non è cambiato da quando abbiamo 15 anni, non riusciamo ad avere rammarichi.

Lascia un commento