Intervista ai Soul System: “Con la nostra musica vogliamo lasciare un bel messaggio”

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La prima volta che si sono esibiti davanti ai giudici e al pubblico delle audizioni di X Factor 2016, il loro destino sembrava già segnato. Hanno già vinto loro, spegni tutto e andiamo a casa, aveva commentato Alessandro Cattelan. La vita poi, come spesso capita, ha preso percorsi traversi e dopo il successone alle Audizioni e ai Bootcamp, agli Home Visit il loro giudice Alvaro Soler, forse in un momento di scarsa lucidità, li aveva rispediti alle loro case, preferendo i Jarvis. Richiamati dopo il ritiro della giovane formazione milanese, i Soul System si sono buttati a capofitto in quest’avventura e hanno sbancato.

Quando ci hanno richiamati ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti: ragazzi, o arriviamo in finale o questa cosa non la facciamo. O plata o plomo! Quindi appena entrati nel loft abbiamo deciso di darci da fare come musicisti, lavoratori ed esseri umani e abbiamo lottato fino alla fine per ottenere questo bellissimo risultato”, spiega AJ tastierista e nucleo attorno al quale si è formato il gruppo, con Leslie e Ziggy, incontrati durante un workshop culturale sul Ghana (da dove provengono quattro quinti della band), unitisi a lui nel coltivare il sogno di mettere in piedi uno studio di registrazione, dove poi è avvenuto l’incontro con Alberto, batterista professionista sin dal 2003, e David, tassello finale a completare sezione ritmica e band, giunta alla sua forma definitiva solo a gennaio di quest’anno e già vincitrice del talent più seguito in Italia. “La nostra fortuna è stata che da un concerto poi ne abbiamo fatti altri cento, la gente ci chiamava dappertutto, e che come musicisti ognuno nel suo era già rodato, perché anche se siamo autodidatti, suoniamo tutti da quando eravamo bambini, è una cosa che è molto diffusa nella nostra comunità Evangelica”.

La vittoria, infatti, oltre che grazie all’indubbio talento dei ragazzi, è arrivata anche grazie all’incessante attività in sala prove e in studio per cui Alvaro li ha più volte elogiati. “Dieci o dodici ore di prove erano il comun denominatore di ogni giorno a X Factor. Il nostro producer Antonio Filippelli è uno che ama lavorare, lavorare e lavorare, quindi finita la puntata c’erano l’assegnazione del brano e poi via con le prove, creandoci ogni tipo di distrazione, con Ziggy che spegneva le luci, spingendoci mentre suonavamo. Sembravamo dei Marines durante l’addestramento, sai sul palco non sai mai cosa succede, come nella giungla”, racconta Leslie.

Una filosofia della dedizione al lavoro mutuata dalle loro famiglie, immigrate dal Ghana all’inizio degli anni ’80 e integratesi non senza le difficoltà che tale processo implica. “I nostri genitori sono venuti tutti dall’Africa e hanno fatto qualsiasi lavoro pur di arrotondare qualche spicciolo per poter campare, dalla raccolta di pomodori, a quella delle patate e delle olive, hanno faticato tanto e sono riusciti col tempo a migliorare la loro situazione e a regalarci un futuro più concreto. La nostra responsabilità era quella di fare il passo successivo e regalare loro qualcosa di più grande, qualcosa che non si sarebbero mai aspettati, quindi siamo contenti e fieri di essere africani, ma anche italiani. E poi siamo così simpatici, scemi e stupidi perché uniamo l’umorismo africano a quello italiano”, spiega AJ, al quale fa eco Leslie: “Noi siamo rimasti come siamo, come ci avete visti in televisione, siamo così nella realtà, scemotti, ma con degli obiettivi. Noi vogliamo rappresentare l’idea che col talento, con la cultura, studiando e lavorando sodo, qualsiasi cosa tu faccia, ovunque ti trovi e chiunque tu si, bianco, giallo, verde, rosso, puoi creare un cambiamento, puoi fare qualcosa di diverso e spero che questo sia di esempio per tutti i nostri fratelli naturalizzati qui in Italia, ghanesi, nigeriani, di qualsiasi nazione”.

E le cose, questi cinque ragazzi nati e cresciuti tra Brescia e Verona, le hanno fatte a modo loro, conquistando il Paese con l’energia travolgente delle loro performance e scuotendo dalle fondamenta un sistema che li dava perdenti assieme a un sound e a un’immagine così poco italiota da, si diceva, rischiare di non essere capita. E invece il loro percorso, coronato dall’inedito “She’s Like A Star”, ha convinto tutti, anche loro, che dal talent escono con un’identità discografica ben precisa e uno spessore artistico tutto nuovo con cui affrontare i progetti futuri, tra cui l’apertura, a marzo, delle date del tour italiano del loro giudice e amico Alvaro Soler, il quale tra le varie rivelazioni della diretta di giovedì dal Mediolanum Forum di Assago, non ha fatto mistero di voler collaborare a qualche pezzo dell’album al quale i Soul System inizieranno presto a lavorare. “Siamo felicissimi, passare dal suonare al lago ad aprire i concerti di Alvaro Soler è un bel salto! Con Alvaro siamo coetanei, molto simili, tutti veri, alla mano e c’è un bel rapporto di amicizia. Confermiamo, lui ha parlato di voler collaborare con noi su alcuni pezzi, poi si vedrà, per adesso non c’è nulla di pronto, ma per noi sarebbe davvero un onore lavorare con lui”.

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