KuTso, intervista a Matteo Gabbianelli in attesa del concerto del Primo Maggio

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Il Primo Maggio i KuTso si esibiranno in un doppio concerto, prima a piazza San Giovanni a Roma e in seguito a piazza Maggiore a Bologna. La band romana non si risparmia mentre prosegue il suo tour lungo lo Stivale per far conoscere il nuovo album “Musica per persone sensibili“, un disco dai testi disincantati e cinici il cui titolo è l’emblema di ciò che accade durante un suo concerto.
Abbiamo discusso con il cantante Matteo Gabbianelli per inquadrare meglio il pubblico dei KuTso e il loro modo di approcciare i live.

Primo Maggio a Roma e Bologna: vi state preparando?
Ci stiamo preparando senza prepararci: siamo molto tranquilli seppur saremo di corsa. Dal Primo Maggio a San Giovanni a Roma prenderemo un treno per approdare a Bologna; a San Giovanni proporremo due brani, a Bologna il set completo. Il nostro imperativo è capitalizzare tutto ciò che si può ottenere. Reduci dai concerti per lo Stivale, stiamo preparando uno spettacolo curato nei minimi particolari. Arriveremo a proporre uno spettacolo alla Michael Jackson.

Con lo stesso tipo di luci e scenografie elaborate, addirittura?
Diciamo nelle intenzioni.

Tre motivi per andare a un concerto dei KuTso?
1) Perché sì; 2) siamo i migliori d’Eurasia e 3) perché è ora di vedere il divertimento e la musica dal nostro punto vista.

Cosa state constatando dai live?
I nostri concerti sono divertenti in primis per noi ma anche per la gente che viene alle serate, vediamo molti sorrisi. Il tutto si svolge in modo fisiologico, non c’è un’esplosione. Noi rimaniamo con i piedi per terra e abbiamo ricominciato a lavorare in modo più assiduo e continuativo. Gran parte del calendario estivo infatti è ormai confermato.

Per quanto riguarda il pubblico? Come risponde?
È un pubblico trasversale, ci sono ragazzi ma anche adulti. Alla fine del live, chiediamo a tutti di abbassarsi e girarsi di spalle al palco: lo fanno tutti, la risposta è la stessa. Dipende molto dai luoghi in cui suoniamo e da quanto il locale abbia una clientela abituata alla musica dal vivo. Quando la risposta non è ottimale, escono tante parolacce, scherzando, e spero che non mi arrivi una coltellata, prima o poi.

Pensi che il vostro pubblico capisca il cinismo dei vostri brani?
La differenza di risposta non dipende dall’età ma dal ceto e dalle abitudini delle persone che partecipano ad un nostro concerto. Chi ha una sensibilità più spiccata, capisce e gioca con noi. Capisce la nostra attitudine e che la nostra festa non è una festa da Canale 5 o da Festivalbar. La nostra gioia incontrollata si fonda sul desiderio di evasione amaro. I ventenni e i quarantenni rispondono in base agli ascolti che fanno, al loro lavoro o al tipo di persone con cui sono abituati a rapportarsi. Facendo una panoramica veloce, i quarantenni che sono stati in gioventù punk, grunge o hanno ascoltato musica alternativa, capiscono tutto al volo; i padri di famiglia che hanno sempre e solo ascoltato Laura Pausini, non capiscono né il live né il testo. Lo stesso discorso vale per i ragazzi tra i sedici e i vent’anni: i sedicenni che si sentono incompresi e hanno uno sguardo più profondo non si accontentano di ascoltare Bruno Mars e si lasciano coinvolgere. L’italiano medio viene coinvolto dal divertimento e dal piacere mentre altri mostrano un atteggiamento di fastidio. Penso sia davvero solo una questione sociale.

E invece la scena indipendente da cui provenite?
Non abbiamo ancora capito la loro risposta. È una scena che sta andando bene, è più eterogenea e c’è più gente di prima. Sicuramente la maggior parte sono outcast, non fanno parte di alcun movimento, non sono vestiti come i tipici fighetti né come si andrebbe vestiti a un concerto dei Verdena.
Da un certo punto di vista, fa piacere ma al contempo ci rammarica constatare come ad alcune persone non sia arrivato il messaggio dei KuTso. Il fatto di aver partecipato al festival di Sanremo ci ha tirati fuori da tutta quella scena che detta legge, ma siamo comunque sempre stati visti in modo strano. Ho visto questo atteggiamento delegato a chi chiacchiera sulle basi dance o su Lo Stato Sociale. Noi proponiamo canzoni e quando fai canzoni senza appoggiarti al parlato o all’hip hop, è più difficile veicolare dei messaggi con un’intenzione profonda, è molto difficile non rendere il concetto ridicolo. Ma stiamo capendo come realizzarlo, io sono tenace, tutti noi siamo tenaci oltre che dei rompicoglioni.

A livello sonoro, come impattano i live sul vostro modo di suonare?
Il nostro concerto è simile a quello dell’altro anno ma per arricchire il set stiamo usando delle sequenze per aggiungere degli elementi del disco. Il concerto è sempre comunque indirizzato ad un impatto rock, abbiamo sempre proposto un flusso repentino di musica con brani di seguito, un po’ come i Rammstein, dove vigeva la regola dell’un-due-tre-suonare!

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