I Marlene Kuntz presentano “Lunga Attesa”: “Non ce ne frega di essere cool, ci piace fare musica buona”

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È un album incazzato “Lunga Attesa”, il decimo per i Marlene Kuntz, in uscita venerdì 29 gennaio e anticipato dal singolo “Fecondità”, 12 tracce in cui si riflette l’impeto di una band che il rock non ha mai smesso di suonarlo, debitamente prendendosi nel corso di una carriera lunga 25 anni lo spazio per declinarlo in diverse maniere, ritornando qui alla buona vecchia ricetta fatta di voce, chitarra, basso e batteria. “È successo un anno e mezzo fa, preparando il tour per la celebrazione del ventennale di “Catartica”, conformemente a ciò che accade in giro per il mondo, molte band celebrano un disco importante del loro percorso una volta raggiunta una certa età”, racconta Cristiano Godano. “Ci siamo ritrovati in sala prove a rimettere in piedi un’infilzata di pezzi uno più aggressivo dell’altro, suonato e pensato quando avevamo tra i 20 e i 30 anni di meno e immaginavamo che potesse esserci questa pressione sonora molto assordante, che ci avrebbe mandati a casa rincoglioniti la sera, invece è successo che arrivavamo a casa eccitati e il giorno dopo non era faticoso rientrare in sala prove. È stato questo che ci ha fatto venire voglia di rientrare nel processo creativo continuando a spingere, invece che intimorirci e farci pensare di suonare cose più in linea con quello che stavamo facendo nei nostri ultimi dischi e poco alla volta il progetto è andato in quella direzione, con una certa determinazione, e ci siamo ritrovati a chiedere a noi stessi sempre qualcosa in più in termini di impeto”.

A tutta dritta verso il muro del suono, spiega Riccardo Tesio, che si è occupato della supervisione al suono dell’album: “L’idea era quella di avere un bell’impatto sonoro dopo una serie di dischi in cui avevamo cercato di colorare il suono con tastiere ecc., quindi abbiamo pensato di ritornare a quel tipo di sound, anche se non è molto di moda oggi. Io, però, sono molto orgoglioso di come suona questo disco, lo trovo moderno, non è facile trovare dischi che suonino così oggi e l’idea che ho cercato di realizzare era quella di muro del suono, che per me significa fare arrivare un impatto, la cui provenienza in termini spaziali non è ben definita, ma ci sono momenti in cui si è subissati da questa pressione sonora. In alcuni momenti ci sono sovraincisioni di chitarre, con 3 o 4 chitarre, proprio per una questione di impatto, quindi la stessa parte suonata due volte sulla sinistra e sulla destra in modo da avere un fronte più compatto. È una vecchia ricetta, ma il risultato finale è nuovo. È un disco molto live, anche nella struttura delle canzoni ci sono molte divagazioni strumentali e credo che sia un disco che renderà molto bene dal vivo”. Lo scopriremo presto nel “Lunga Attesa Tour 2016” che, in partenza il 25 febbraio con una serie di 5 date europee, arriverà in Italia con la data dell’11 marzo al Fabrique di Milano, da cui prenderà le mosse.

Un disco intriso di suoni ruvidi e potenti, urgente, onesto, volutamente disallineato coi tempi, ma d’altro canto i Marlene le idee le hanno molto chiare in testa: “Bisogna intendersi su cosa si vuole ottenere”, osserva Godano, “credo che i Marlene Kuntz alla fine, ahimè, a tutti non arrivano, anche quando ci mettessimo a fare musica solo con un pianoforte e una chitarra acustica saremmo comunque troppo complessi, troppo menosi per una serie di persone che sono il mondo là fuori, quindi forse ci stiamo abituando a essere un po’ disinteressati da questo punto di vista. Diciamo che forse non ce ne frega un cazzo di esser cool, ci piace fare musica buona”. “Alla fine”, aggiunge Tesio, “la nostra ricetta è sempre stata quella e se siamo riusciti a fare 10 album, vuol dire che probabilmente funziona”. Tanta rabbia, dunque, che, salvo qualche episodio più rilassato, distingue anche i testi, caustici e aggressivi, come spiega Godano: “Certe musiche nell’album sono ringhiose, molto rock, aggressive e i testi, visto che io li scrivo sempre dopo in conformità alla suggestione datami dalla musica, devono assecondare questo impeto. Ci sono pezzi come “Niente di nuovo”, “La noia”, “Città dormitorio”, che è un brano caustico e ringhioso allo stesso tempo, “Fecondità”, che è sua volta tagliente, diretta e senza peli sulla lingua, però, ci sono anche canzoni più morbide come “Il sole e la libertà”, “Un po’ di requie” e “Un attimo divino”, che sono più mansuete, soffici e ricche di melodia”.

La stessa morbidezza che si ritrova nella prima parte della title track, protagonista di un’iniziativa lanciata dalla band sulla sua pagina Facebook, dove hanno offerto la possibilità a chi lo volesse di musicarne il testo: “Ad oggi devo dire che sono molto felice perché sono arrivati 170 pezzi, non cazzate e quindi siamo subissati di musica, che però non saremo noi a giudicare, bensì un team di giornalisti di Onstage, Onda Rock, Rockol e Rockit. Sono sicuro che i ragazzi che hanno partecipato e che ringraziamo molto per questo, saranno curiosi di ascoltare la nostra versione. Abbiamo avuto un esempio di quanti modi possibili ci siano di musicare un testo e credo che questo sia l’aspetto più stimolante dell’aver invitato la gente a questa sorta di gioco con noi, non è una sfida, non è una scommessa, un contest, tutte stronzate che non ci interessano, è l’idea del gioco quella che anche per noi è estremamente divertente. Il tutto poi è nato in maniera molto meno maliziosa di quanto qualcuno abbia voluto pensare, cioè che avessimo architettato qualche strategia promozionale, di marketing, tutti complottismi patetici. Semplicemente ogni tanto abbiamo delle buone idee per la nostra pagina Facebook, abbiamo anche invitato la gente che ci segue sul social ad ascoltare i pezzi che ci sono arrivati, proprio per scoprire quante vesti musicali si possono dare a corredo di un testo scritto. Tra l’altro questo è un buon modo per le band di farsi conoscere, perché noi siamo fermamente intenzionati a fare circolare almeno le versioni più interessanti che ci sono arrivate come canzoni della sera sulla nostra pagina Facebook”.

Già, perché ai Marlene, memori di quanto sia difficile emergere, piace l’idea di sostenere il lavoro di ragazzi giovani e talentuosi, come quelli di Jump Cut e di Duel, che si sono lanciati nella produzione del film “Marlene Kuntz. Complimenti per la festa”: “Siamo stati contattati da dei ragazzi che avevamo già incominciato a conoscere, perché uno di loro ci aveva già seguito in tutto il tour precedente e aveva già realizzato tutto il percorso fotografico della nostra edizione deluxe di “Nella tua luce”, lui si chiama Simone Carnioni ed è sodale della Jump Cut, una casa di produzione fatta di ragazzi giovani, svegli, di quelli che si sbattono e che senti che hanno voglia di farcela, quindi sono stati loro a proporci la cosa, ma avevano bisogno di un crowdfunding e noi abbiamo semplicemente sostenuto la cosa facendo da garanti”, spiega Godano. Diretto da Sebastiano Luca Insinga, il film, che celebra i 25 anni dalla fondazione della band attraverso filmati d’archivio alternati a interviste e musica di oggi, tra cui take prese da tutte le date del tour, a comporre un live dei live in cui ogni pausa mostra il ritorno a casa della band nella quotidianità di quella Cuneo dove tutto ebbe inizio, verrà proiettato in anteprima alle 20.30 di lunedì 1 febbraio al Cinema Massimo di Torino, con i Marlene presenti al gran completo, e il 17 febbraio in oltre 35 sale italiane.

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