I Negrita tra “9 Live & Live” e il Club Tour: “Pensavamo che il pogo non esistesse più, come il punto e virgola.”

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I Negrita sono due volte live, in questo periodo. Sono live nel loro cofanetto “9 Live&Live”, uscito il 4 marzo, che contiene nove versioni dal vivo tratte dall’ultimo album in studio più un dvd, e sono live nei tanti club toccati dal loro tour, appena passato da Milano con una doppia data all’Alcatraz e diretto nei prossimi giorni a Napoli e Bari, per poi continuare lungo lo stivale e concludersi il 9 aprile ad Asti.

“Abbiamo deciso di non fermarci dopo il tour nei palasport e di cominciare una nuova avventura tornando alle nostre radici, suonando nei club e riappropriandoci del nostro modo di intendere la musica. Il club è una vera e propria officina per la musica, lì c’è fermento, si sperimenta, si riprende un contatto con il pubblico e si propongono pezzi che non potrebbero essere suonati in gradi spazi, perché sono stati creati pensando ai club e non avrebbero lo stesso impatto in un grande show”.

Parliamo del cofanetto, che include CD e DVD.
Abbiamo pensato di creare una sorta di appendice a “9”. Il CD audio contiene tutte le canzoni dell’album registrate durante il nostro tour estivo a Reggio Emilia, Nola e Golfo Aranci mentre il DVD contiene la registrazione video del concerto del 18 aprile 2015 al Forum di Assago. In più abbiamo inserito un docu-film sinora trasmesso solo su Sky Arte che racconta la nostra avventura irlandese al Grouse Lodge Studio di Rosemount durante le sessioni di registrazione di “9”.

“9 Live & Live” contiene anche due inediti: “I tempi cambiano”, scritto con Luciano Ligabue, e “Quelli che non sbagliano mai”, oltre a una versione acustica di “Se sei l’amore”. Come è nata la collaborazione con Ligabue?
Abbiamo voluto coinvolgere Luciano perché, oltre al fatto che ci conosciamo da oltre vent’anni, ci sembrava che questo pezzo avesse un background comune sul quale sarebbe stato bello lavorare insieme. Noi non riuscivamo a chiudere il ritornello come si deve e allora lo abbiamo contattato. Lui magistralmente e in pochissimo tempo ci è riuscito, anche se ha continuato a mandarci nuove proposte e modifiche anche dopo aver trovato la versione giusta. Ci ha confessato che, quando ha visto il titolo del brano, gli è venuto un colpo pensando al brano di Dylan [“The Times They Are a-Changin'” di Bob Dylan, n.d.r.] poi però ha aperto il file e il pezzo gli è piaciuto e abbiamo cominciato a lavorarci insieme”.

“Quelli che non sbagliano mai”, invece, è un modo ironico per prendere le distanze dai tanti leoni da tastiera che affollano i social.
Sì, ci siamo divertiti un po’ a prendere in giro i commentatori selvaggi, con cui abbiamo avuto a che fare qualche volta anche direttamente sui nostri canali social ma che vediamo in azione anche altrove. Diciamo che se il cofanetto è un’appendice di “9” questa canzone può essere considerata l’appendice di “Poser”.

E della nuova versione di “Se sei l’amore” cosa ci raccontate?
È una versione nata tra l’una e le due di notte, quando abbiamo chiamato Enrico Giovagnola, che suona il sax nel pezzo e che è un amico del nostro nuovo bassista, Giacomo. A quell’ora era… impegnato, diciamo così, con la sua ragazza ma si è precipitato da noi facendosi la strada da Perugia ad Arezzo per registrare la sua parte.

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Parliamo ora del vostro tour. Cosa ci dite del “Whisky time”?
Il Whisky time è una pausa tra due parti dello show che abbiamo introdotto per non scadere nel classico cliché della band che se ne va, il pubblico che la acclama perché sa che deve farlo e poi il ritorno sul palco per i bis. Così invece abbiamo diviso il live in due parti: una prima parte in cui torniamo alle nostre origini con pezzi funky, blues e rock e una seconda parte con colori e suoni completamente diversi, più legata ai ritmi latino-americani. Poi concludiamo lo show con gli ultimi venti minuti di pezzi potenti. Chiamiamo la pausa “Whisky time” perché è il nome che gli diede una band croata con coi suonammo nel 1990, che ci adottò durante uno sgangherato tour fai da te che decidemmo di fare a bordo di un furgone. In quel caso non era solo un nome, la pausa serviva davvero per farsi un bicchiere.

Cosa vi ha colpito di più durante questo tour nei club?
Ci ha stupito vedere il pogo, pensavamo che non esistesse più, come il punto e virgola, invece è stato bello vedere ragazzi di vent’anni pogare insieme a gente brizzolata. Negli ultimi anni il pogo si è visto sempre meno ed è stato figo vederlo tornare nei club.

A proposito di tempi che cambiano, pensate che ci sia ancora spazio per il rock in Italia?
Di rock se ne è fatto tanto, nel mondo, quindi oggi è difficile trovare qualcosa che non sia già stato detto o fatto. Le nuove band devono trovare qualcosa che colpisca, ma credo che ci sia ancora spazio, anche a livello internazionale. In Italia, invece, di rock non ce n’è mai stato tanto. La nostra generazione e quella precedente è stata più fortunata in questo: dai Litfiba ai CCCP prima e poi con Afterhours, Marlene Kuntz, Verdena e tanti altri è esploso un fermento tra il ’93 e il ’95.

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