Ama Festival 2017, il report e le foto della quarta giornata

Quarta giornata all’insegna della musica italiana all’AMA Festival di Asolo: in cartellone i live di Ermal Meta, Baustelle ed Elio e le Storie Tese ad attirare il nutrito pubblico delle grandi occasioni.

Il primo a calcare il palco è il cantante barese d’adozione con la sua band: Ermal Meta sfodera una performance da urlo sotto tutti gli aspetti, dalla vocalità al coinvolgimento del pubblico, rendendo il suo un grande live capace di radunare sotto il palco anche gli ultimi restii ad abbandonare le panche dei ristori.
Ermal parte forte a livello emotivo coi brani tratti dal suo “Vietato Morire“, che raggiunge i suoi picchi sulle note dell’omonimo singolo e di “Piccola anima”, e trascina il pubblico sui ritmi ballabili di “Gravita con me” e “A parte te”: il massimo comunque lo mette nell’interpretazione di “Straordinario” (scritta per Chiara Galiazzo) e “Come il sole a mezzanotte”, in cui i vecchi fan de La fame di Camilla versano pure qualche lacrima.

I Baustelle, invece, incontrano un intoppo sulle note di apertura che condiziona la resa dei primi brani, ma  fortunatamente riescono a riprendersi alla grande. In un set di sedici brani divisi fra proposte dell’ultimo “L’amore e la violenza” e vecchie canzoni, con in chiusura l’ormai classico “La guerra è finita”: trasportano il pubblico con grande mestiere e sanno conquistare anche i detrattori della serata. Solito avvicendamento ai microfoni fra Francesco e Rachele che intrecciano le loro voci con l’usuale intensità, anche se forse Bianconi non era al meglio. “Charlie fa surf” si conferma la hit capace di trascinare tutti a scatenarsi, mentre il proporre “Bruci la città”, scritta in origine per Irene Grandi, attira anche chi ancora non conosceva bene il gruppo toscano.

Tardi rispetto al programma, salgono per ultimi sul palco gli EELST, per quella che a più riprese ribadiscono essere la loro ultima data in Veneto prima del “concerto definitivo” di Milano, sentore ormai più che consolidato dello stop (forse definitivo) delle attività del gruppo.
L’atmosefra non è delle più scanzonate per una serie di motivi: la partenza ritardata incide sui ritmi serrati dello show, tanto che a fine serata (si parla comunque delle 2:00 inoltrate) quello di aver visto un concerto menomato è stata più che una sensazione. La formazione priva di Rocco Tanica e Faso è un elemento non ancora ben digeribile per i fan, nonostante Elio e Meyer, spalleggiati dal buon Mangoni, ce la mettano tutta; Cesareo pare un po’ defilato nella sua postazione anche se non manca il suo contributo elettrizzante ai brani del gruppo milanese. Ecco, i brani: quelli ormai sono dei classici che tutti sanno cantare e da cui ci si fa prendere senza alcun freno inibitorio, che non spiazzano neppure quando vengono rimaneggiati per essere aggiornati ai tempi. Si viaggia forte con “John Holmes”, “Discomusic”, il Pippero mentre tutti attendono l’apparizione sul palco del Supergiovane. Frattanto Paola Folli ammalia come sempre ai cori, fantastica.
Chiusura con ovazione per “Tapparella”, anche se tutti ne avrebbero volute ancora di canzoni, nonostante l’ora tarda e la chiusura obbligata dei giochi.
E lì è calato un velo di tristezza tangibile e soffocante: gli Elii ci hanno convinto davvero che questa fosse una delle loro ultime esibizioni, ma non per aver fissato una data ultima, bensì per aver mostrato, e dimostrato, che non bastano la tecnica e la bravura se non riesci a nascondere il fatto che l’entusiasmo di una volta proprio non ti riesce più di mettercelo. Ma andiamo a vederceli a Milano prima di giudicarli. E di piangere.