Architects e Every Time I Die – Milano, 22 febbraio 2015

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Architects, Every Time I Die, Blessthefall e Counterparts. Una miscela da paura che dopo la data al New Age Club di Roncade è approdata al Circolo Magnolia di Milano il 22 febbraio 2015, per il secondo e ultimo concerto italiano di questo ricchissimo tour.

Intanto tra i quattro nomi c’è un intruso ed è doveroso sottilinearlo per chiunque non ne sia fan. I Blessthefall non c’entrano nulla con le altre tre formazioni e devono solo leccarsi i baffi per essersi ritrovati sul carrozzone impegnandosi più a scatenare circle pit con richieste esplicite che a rendere il loro show degno di tale nome. Un peccato che i formidabili Counterparts abbiano dovuto esibirsi per primi, ma d’altra parte Beau Bokan dei Blessthefall, anche se palesamente incapace di cantare (degli screamo peraltro se ne occupa il bassista Jared Warth), riesce a far bagnare le ragazzine.

La seconda metà della serata ha raggiunto livelli imbattibili, per qualità tecnica, per ferocia e per coinvolgimento in platea. Già mettere insieme gli Every Time I Die e gli Architects equivale di per sè a voler vincere facile: la prevedibilè virtù della brutalità. Quello che dispiace è vedere ancora una volta gli Every Time I Die in apertura e non da headliner, come già accadde lo scorso anno in occasione del tour degli A Day To Remember. Perché diciamolo senza troppi problemi: gli Architects sono stati fenomenali, ma gli ETID sono di un altro pianeta. Non ce n’é per nessuno. Quindici anni di carriera, impatto frontale imbattibile, componente rock’n’roll (gli unici della serata a poterlo vantare) e chitarrista più grosso del West. La perla poi è l’altro chitarrista, Jordan Buckley, che vomita sul palco ma non cede un secondo che sia uno.

Gli Architects soffrono un po’ il confronto con gli statunitensi che li precedono, ma non cessano di essere una delle realtà più rilevanti del panorama metalcore. Sam Carter alla voce è la solita sassata in volto. Pazzesco che riesca a reggere un intero set a questi ritmi ed è divertente immaginarsi quanti illusti colleghi crollerebbero dopo i primi 3 pezzi. Certo, una paio di stecche nelle parti melodiche le prende eccome, ma in mezzo ad una perfomance mostruosa come la sua diventano totalmente irrilevanti. L’ultimo album in studio “Lost Forever // Lost Together” viene saccheggiato quasi per intero, con buona pace del prolifico periodo dell’etichetta Century Media e di quello che probabilmente è ancora oggi il loro lavoro più rappresentativo: “Hollow Crown”. Purtroppo dal vivo ci si rende anche un po’ conto di come ormai la spinta della formula degli Architects sia sul punto di esaurirsi, dal momento che diversi brani in scaletta sembra di averli già sentiti pochi minuti prima. Anche se la qualità è sempre rimasta molto alta è evidente che alla band britannica serva una svolta, una bella sterzata nella loro proposta che possa auspicabilmente rendere inutile il confronto con qualsiasi band di supporto.

La serata di volumi letali, mosh pit e urla si conclude sulle note del singolo “Gravedigger”, che congeda la band inglese tra gli applausi, per loro e per tutto il manipolo di musicisti che ha infiammato il Circolo Magnolia, certamente non abituato a questo impeto.

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