Bianca Casady & the C.i.A, il report del concerto a Milano del 23 novembre 2015

bianca-casady-the-c-i-a-report-concerto-milano-23-novembre-2015Che la creatività di Bianca Casady andasse oltre l’affascinante universo tratteggiato assieme alla sorella Sierra nei sei album firmati CocoRosie, era cosa nota, ma lo spettacolo-concerto “Porno Thietor” portato in tour da Bianca Casady & the C.i.A, è la materializzazione di una visione in cui musica, danza, poesia e arti visive convivono una accanto all’altra senza soluzione di continuità, senza rispetto alcuno per le forme canoniche ed i confini di genere e avvalorandosi a vicenda. La sensazione, gradevolissima, è quella di trovarsi davanti al frutto, finalmente maturo, partorito dalla mente fervida e genuinamente disinibita di Bianca Casady.

Quella portata lunedì 23 novembre sul palco dell’Arci Bellezza di Milano da Bianca assieme al ballerino Bino Sauitzvy, l’artista visivo e pianista J.M. Rouellan (suoi i visuals dello spettacolo) e i musicisti Lærke Grøntved (backing vocals), il collaboratore di vecchia data Takuya Nakamura (synth, tromba e basso), Doug Wieselman (chitarra e clarino basso) e Michal Skoda (batteria) è pornografia della mente. Una rappresentazione onirica oscura e tormentata, illuminata qua e là dalla luce fioca di un’ironia clownesca già presente nell’immaginario delle CocoRosie, dove archetipi quali l’innocenza perduta, la caduta degli angeli dal paradiso nel fango delle cose terrene, la dannazione derivata dalla conoscenza, la scoperta del desiderio, l’abbandono alle pulsioni della carne e l’inevitabile fallimento del tentativo di riscatto di un’umanità imperfetta, vengono suggerite attraverso una narrazione fortemente simbolica ed evocativa. Ci sono i personaggi di alcune famose fiabe, trasversali alle culture e che presentano elementi comuni tra loro, lo Spaventapasseri del “Mago di Oz”, Cenerentola e Hänsel e Gretel, c’è il mito di Prometeo e c’è Lucifero, angelo e demone, forse si può cogliere anche un’allusione biblica al cespuglio che brucia ma non si consuma, e poi c’è la ballerina col suo candido tutù imbrattato di sangue mestruale, suggello simbolico di un “coming of age” e di un’acquisita consapevolezza: “è la stagione morta, cadono le foglie e cadono anche gli angeli, ma nella nostra Società Segreta, guardie e ladri, cowboy e indiani, vince chi mantiene il segreto”.

A livello iconografico ci troviamo nel mondo immaginato da Mad Vicky (nome d’arte di Bianca come artista visiva) nei suoi quadri. Un universo popolato da ambigui personaggi dalle gote rosse o dal volto velato o mascherato, che prendono vita nel corpo del ballerino Bino Sauitzvy, e attorno ai quali spuntano arcobaleni e farfalle, ciocche di capelli, sperma, sangue, tessuti e piccoli oggetti raccolti nella discarica della memoria. La musica, infine, portata in anteprima live in giro per il mondo con questo spettacolo che non è un concerto, non è un balletto e nemmeno un musical, è quanto di più vario si possa immaginare. Accanto a qualche sonorità già avanzata dalle CocoRosie dei primi tre lavori, i brani che confluiranno nell’album “Oscar Hocks”, in uscita a fine gennaio, vanno dal jazz, al blues, al gospel, fino all’hip hop e al rock, dalla freddezza delle onde quadre dei synth al calore dei fiati, dal rumorismo più sperimentale alla facilità melodica della filastrocca. Il tutto coronato dalla personalissima vocalità di Bianca, deus ex machina, e in quanto tale mai al centro della scena, di una narrazione complessa, affascinante e brillantemente iconica.

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