Caparezza, il report del concerto a Padova del 18 luglio 2015

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Si è conclusa sabato 18 luglio, con l’esibizione di Caparezza, l’edizione 2015 dello Sherwood Festival a Padova. Forte di ben sette partecipazioni alla rassegna veneta, che l’ha visto praticamente crescere a livello artistico fin dal 2001 dopo l’uscita del primo album, il rapper di Molfetta ha accompagnato per una sera il suo pubblico in una bella gita culturale al museo.

La scaletta del live riconferma le proposte del tour estivo di Museica, con brani tratti dall’ultimo omonimo album e pezzi che ormai fan parte della cultura pop italiana come “Fuori dal Tunnel” e “Vieni a ballare in Puglia”: il tutto viene confezionato in una scenografia e un canovaccio narrativo che portano lo spettatore a vivere una divertente visita nel museo personale del Capa, ove le canzoni sono opere d’arte e i musicisti al contempo guardie, bambini e compagni di scuola. Lui, all’anagrafe Michele Salvemini, tiene per sé il duplice ruolo di artista e cicerone conducendoci in una festa coinvolgente ed elettrizzante fin dai primi quadri… ehm… note.

Il pubblico è quello delle grandi occasioni: il fronte palco e le collinette laterali sono gremite di gente che acclama Caparezza già prima che salga sullo stage e il boato è fragoroso appena parte l’intro di “Mica Van Gogh”. La carica portata dalla band è direttamente proporzionale all’afa della serata e a fine esibizione non si contano le canotte strizzate e le facce sfinite ma raggianti, di chi si è potuto gustare questo variopinto concerto. In sostanza ogni canzone ha la sua introduzione (le guide servono a raccontare i quadri, no?), la sua scenografia e l’abito giusto per essere presentate: Caparezza e la band quindi sono costretti a cambi d’abito repentini e a un continuo lavoro sul set per portare avanti girasoli giganti, cornici, matriosche e anche il vascello ossuto di Caronte. Le sue canzoni, come detto, sono oramai degli inni popolari e lo Sherwood in pochi minuti diventa un’arena da pogo e una pista da ballo senza pareti in cui intere famiglie si divertono in canti e danze sfrenate.

Difficile non essere ingurgitati nel vortice scatenato da “Non me lo posso permettere” o non saltare spalla a spalla col vicino in “Vengo Dalla Luna”. Spesso si passa dai toni pop a quelli folk, a volte si scivola in riff da crossover e la gente apprezza il fatto di poter tirar fuori in ogni brano un pezzo di sé. Due ore di euforia e contagio collettivo. Ma parafrasando la descrizione del suo ultimo disco, potremmo dire che non esiste dunque una canzone che possa raccontare le emozioni di un concerto di Caparezza, perché non esiste un quadro che possa rappresentare la sua intera galleria musicale. In pratica un suo live, più che ascoltato, va vissuto.

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