Dillinger Escape Plan, il report e le foto del concerto a Bologna dell’1 luglio 2017

Ci mancheranno i Dillinger Escape Plan, che sono sbarcati alla Zona Roveri di Bologna sabato 1 luglio per quella che sarà la loro ultima data live italiana di sempre, salvo ripensamenti dell’ultimo visti e rivisti nel corso della storia. Ci mancheranno perché parliamo di una band che dal vivo è ancora tra le migliori in circolazione; inoltre gli album pubblicati, il cui ultimo lavoro “Dissociation” è uscito nei negozi lo scorso ottobre, dimostra che il gruppo ha ancora tante cose da dire anche in studio.

Con Zeus e oVo in apertura, scelta perfetta per scaldare un pubblico già numeroso all’apertura dei cancelli, i Dillinger Escape Plan non muovono di un millimetro il format di concerto già proposto negli anni: una durata breve ma superiore rispetto al passato (un’ora e dieci, mentre in passato la lancetta dei minuti per più volte non ha fatto il giro completo), un’intensità che in giro si vede con il lumicino e un impianto di luci strobo perfettamente sincronizzate con l’impatto ritmico della musica. Unica nota leggermente stonata dal fronte dei suoni, molto buoni per una larga fetta del concerto ma in qualche passaggio confusionari, a causa dell’acustica del locale.

La setlist proposta ripercorre l’intera carriera del gruppo, arrivata quest’anno al ventesimo anniversario, e tutte le sfumature musicali toccate in quattro lustri on the road. C’è la parte più legata all’hardcore degli esordi, come ad esempio nella “43% Burnt” che ha chiuso il concerto, e quella più contaminata degli ultimi anni di “Prancer”. Ma non vengono dimenticati gli episodi più catchy del loro repertorio, come ad esempio quelli legati al suo tempo oggetto di accesa discussione “Ire Works” (dal quale vengono pescati “Black Bubblegum” e la clamorosa “Milk Lizard”) e il ritornello di “Farewell Mona Lisa”, uno dei momenti più partecipati dell’intero concerto.

Ci mancheranno, i Dillinger Escape Plan. Perché nel 2017, e con alcuni componenti che hanno ormai raggiunto la soglia dei quarant’anni, hanno ancora grinta da vendere e dal vivo spaccano ancora tantissimi culi. Greg Puciato è uno dei più validi, se non il migliore, frontman hard and heavy in circolazione, capace di spaziare tra urla feroci e linee melodiche senza alcun calo, Ben Weinman è il deus ex machina dietro al progetto, qui supportato dall’ultimo ingresso Kevin Antreassian, e la sezione ritmica Billy Rymer/Brian Wilson non sbaglia un colpo neanche a farlo apposta. Il risultato è uno dei gruppi migliori che si possano vedere dal vivo e che, da qui a poche settimane, cesserà la sua storia. Parafrasando una citazione che si vede spesso sul web, il mondo ha alcuni miliardi di anni di storia, ma abbiamo avuto la fortuna di vivere nella stessa epoca dei Dillinger Escape Plan. Grazie.

Nicola Lucchetta – Foto di Mathias Marchioni