Europe, il report del concerto a Milano del 28 novembre 2015

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Sabato 28 novembre 2015 l’Alcatraz di Milano ospita gli Europe per il primo concerto italiano del tour dell’album “War Of Kings“. Solitamente, quando devo assistere al concerto di una band “storica”, la mia attenzione è rivolta principalmente alle grandi hit del passato, ma in questo caso, pur apprezzando ovviamente il primo periodo artistico della band, nutrivo maggiori attese sulle canzoni degli ultimi album, che hanno rinnovato l’immagine del gruppo scandinavo.

Gli Europe si sentono una band attuale e votata al presente e lo dimostrano con l’apertura del concerto, affidata alla title track “War Of Kings” e alla fulminante “Hole In My Pocket”, entrambe contenute nel disco uscito a marzo, che conquistano subito il pubblico grazie alla loro potenza. I classici non mancano e alcuni arrivano molto presto: “Superstitious” è come sempre molto coinvolgente, la ballatona “Carrie” fa salire in alto le braccia con i cellulari illuminati, creando il momento più romantico della serata; in avvio di concerto viene “spesa” anche la solenne “Last Look At Eden”, probabilmente il brano più noto del periodo post-reunion.

Il suono è potente e pulito, senza inutili ricami e senza sbavature, la band è in grande forma in tutti i suoi componenti, a partire dal frontman Joey Tempest che, anche senza il look appariscente e l’adorazione delle teenager, si conferma un animale da palcoscenico di alto livello e si lancia in diversi discorsi in italiano, con un particolare apprezzamento per l’espressione “bella storia”, ripetuta più volte. Se dal punto di vista dell’interpretazione forse mancano l’estensione e la potenza sfoggiate in giovane età, il cantante sa gestirsi perfettamente, e quando fa cantare il pubblico è per motivi di spettacolo e non per supplire a limiti vocali; in tre brani Joey imbraccia anche la chitarra.

John Norum alla chitarra è come sempre impeccabile, sia quando deve curare la parte ritmica, sia quando deve essere chitarra solista, così come è ineccepibile la base ritmica del bassista John Leven; Mic Michaeli alle tastiere e ai sintetizzatori è da sempre l’arma in più del gruppo, Ian Haugland alle pelli è un martello e si concede un divertente assolo di batteria sulle note dell’ouverture del “Guglielmo Tell” di Rossini.

Lo show alterna i brani dei due periodi del gruppo, mantenendo sempre alta l’intensità, con il tutto che viene impreziosito da luci di grande impatto scenografico; dal punto di vista emotivo si ha un momento significativo su “Praise You”, mentre “The Beast” e “Ready Or Not” esaltano gli spettatori dell’Alcatraz; il finale della parte principale registra un climax vertiginoso, iniziato con “Let The Good Times Rock”, proseguito con l’immancabile “Rock The Night”, che raccoglie grande partecipazione del pubblico, e terminato con la travolgente “Days Of Rock’n’Roll”, brano recente che è destinato a diventare un classico.

La band lascia il palco, il pubblico aspetta una canzone e quando i cinque guadagnano di nuovo la scena e dalle dita di Mic Michaeli esce una delle frasi di sintetizzatore più famose della storia del rock, tutti capiscono che è iniziata “The Final Countdown” e la vittoria diventa un trionfo.

Con la canzone più famosa termina il concerto, di durata relativamente breve, ma nel quale gli Europe hanno concentrato tutta la loro carica, dando vita a una sorta di dimostrazione di forza hard rock; nell'”a presto” pronunciato da Joey Tempest prima di abbandonare definitivamente il palco, c’è un appuntamento al prossimo 7 dicembre, quando gli svedesi torneranno in Italia, per esibirsi all’Estragon di Bologna. Segnalo, infine, l’ottima esibizione dei Dirty Thrills, band londinese che ha aperto la serata proponendo una convincente miscela di blues e rock and roll.

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