Party Like A Deejay – festa di Radio Deejay, 1 febbraio 2017

SPOILER: Linus a metà della festa ha urlato: «Chi vi ricordate che non sia un musicista e comunque riesca a riempire così un palazzetto?». Effettivamente nessuno, o almeno prima di ieri sera l’1 febbraio 2017, quando Radio Deejay ce l’ha fatta in occasione del suo trentacinquesimo compleanno con lo show “Party Like A Deejay” al Pala Alpitour di Torino. L’evento, nato per essere una celebrazione dell’attività pluridecennale dell’emittente radiofonica, è diventato un vero e proprio viaggio nel tempo con live, dj sets e ospiti internazionali in un vortice di luci, musica e colori.

L’onore di aprire la cerimonia è stato assegnato a una local della città della Mole, Luciana Litizzetto, che ha messo il palazzetto a proprio agio con la propria comicità e fatto da preludio all’ingresso trionfale di Linus, fra gli schermi led della scenografia su cui si illuminava il suo nome. È a lui che è stata assegnata la primissima selezione musicale che, un po’ nostalgicamente, è ricaduta sul repertorio più live degli anni Ottanta, fra U2, Depeche Mode e The Clash. A completare la parte disco è intervenuto invece Nicola Savino, che dopo aver sfumato una storica “Tainted Love” ha deciso di fare un mash-up fra tutti gli “oh-oh” (come li ha definiti) di quegli anni. Complici i colori fluo dei vestiti dei ballerini e i visual ispirati ai migliori videogiochi da sala, il dj set si è trasformato in un lungo momento arcade, interrotto dall’arrivo di Fabio Volo che ha proposto una propria playlist dalla cassa meno dritta: ne sono seguiti i sing-along di “Un’Estate Al Mare”, “Vamos A La Playa” e “Maracaibo”, classici di una certa musica italiana abbastanza evergreen da essere cantata anche dai giovanissimi fra il pubblico. Dopo un breve stacco comico offerto da Digei Angelo e Roberto Ferrari, conduttori di “Ciao Belli”, un trailer del docufilm su Deejay Time ha preannunciato l’arrivo di Albertino, Molella, Fargetta e Prezioso che, con surf volanti (e imbragature), hanno raggiunto il palco e ripercorso gli anni Novanta con una selezione musicale che andava da “Rythm Is A Dancer” a “L’Amour Toujour”. La comparsata degli Eiffel 65 con la loro “Blue” poteva essere solo la ciliegina sulla torta di un momento uscito da una discoteca di fine millennio scorso.

A Nikki, conduttore di Tropical Pizza, è spettato il compito di riportare la dimensione dello show su un filone più alternativo, seppur sempre in ambito amarcord, suonando con la chitarra acustica e i cori di tutto il Pala Alpitour i classici del pop-rock, da “Time Of Your Life” a “Wonderwall”. E, nella perfetta tradizione della sua trasmissione, ha lasciato il palco all’ospite internazionale, gli inglesissimi Clean Bandit, che hanno deliziato il pubblico con la loro fresca “Rockabye”, in collaborazione con Sean Paul. Cattelan ha proseguito quello che Nikki aveva iniziato, riassumendo gli anni Duemila in un mash-up suonato dalla sua band, gli Street Clerks. Più acustici invece sono stati gli Shazami, duo formato da Mandelli e Russo, che hanno proposto i classici degli MGMT e una Pink in versione Johnny Cash. E se tutto questo sembrava essere solo un grosso pretesto per far cantare il pubblico e renderlo partecipe come nella migliore delle feste di compleanno, altrettanto lo è stata l’interpretazione di “Don’t Look Back In Anger” di Tommaso Paradiso, cantante dei Thegiornalisti che con la band ha poi anche eseguito “Completamente” dal quasi omonimo album “Completamente Sold Out”.

Il tempo dei saluti arriva dopo quello dei giochi, con Rudy Zerbi che fa indovinare al pubblico se un film o una canzone fosse precedente o successiva al 2010 e La Pina e Diego che fanno soffiare tutti come il vento perché «è divertente così». Il Trio Medusa chiude le danze, italianizzando Shakira e i Queen con le canzoni travisate e chiamando tutti a salire sul palco. È una sfilata di persone che lavorano assieme, vivono la stessa realtà da trentacinque anni e hanno reso partecipe il Pala Alpitour di un grande amore che condividono. D’altronde lo dice anche lo slogan: “One nation, one station, one love”. E, fidatevi, si sentiva tutto.

Fotografie a cura di Alessandro Bosio.