Negrita, il report del concerto a Torino del 17 aprile 2015

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L’andazzo è sempre lo stesso in questo tour dei Negrita: il palazzetto è troppo capiente, ma la band aretina è incontenibile. Anche quello di Torino, andato in scena il 17 aprile 2015 al Pala Alpitour, è stato uno show di livello assoluto.

La band è forte di un impatto frontale decisamente rock’n’roll che su disco rimane un po’ sfibrato, ma dal vivo si manifesta senza indugi. Parte del merito è di Pau, un frontman d’altri tempi, uno dei pochi in Italia a riuscire a tenere il palco in quel modo, (quasi) sempre senza strumento, dando pieno sfogo alla sua fisicità fatta di movenze molleggiate alla Elvis, di spostamenti delle braccia molto mercuriani, e soprattutto una vitalità tipica di un inizio carriera. Questa è forse la grande arma in più dei Negrita: dopo una grande carriera musicale spalmata su più decenni riescono ad essere ancora genuini e freschi come agli esordi. Come se per loro il tempo non passasse, come se “9” non fosse già il nono disco di una ricchissima discografia.
Nonostante sia stato lasciato aperto solo il primo anello – ben lontano dall’essere pieno – e il parterre sia stato ridimensionato spostando in avanti il palco, il peso di un’arena non completamente piena non si fa sentire, perché il pubblico è all’altezza della grande performanca regalata dalla band. Peccato solo che l’acustica sia stata disastrosa nelle prime battute e si sia assestata solo in corsa, pur rimanendo al di sotto della sufficienza.
Tra le tracce tratte dal nuovo album “9” si comporta molto bene “Poser”, pregna di contenuto e ben accolta dalla platea, ma la scaletta ha bisogno di arrivare al quarto brano per far decollare la serata. Si tratta di “In Ogni Atomo”, cantata a squarciagola dai fan, ma soprattutto eseguita con grinta impareggiabile. Le chitarre di Drigo e Mac viaggiano in perfetta simbiosi e sui pezzi più ritmati, come “Il Libro In Una Mano, La Bomba Nell’Altra” o l’irresistibile “Radio Conga”, riescono a strappare momenaneamente la scena al tarantolato cantante.

Trovandosi a Torino non può mancare un momento dedicato a Carlo Ubaldo Rossi, illustre concittadino di chi è protetto dalle Alpi, pilastro della musica italiana prematuramente scomparso lo scorso marzo e già ricordato da diversi artisti passati dal capoluogo piemontese. Una figura imprescindibile quando si ha a che fare con la musica dei Negrita, di cui ha prodotto circa la metà dei lavori. Ed è per questo che la band gli dedica la sua canzone preferita del repertorio: quella “Ritmo Umano” che si inscerisce un po’ a fatica in setlist ma che viene cantata “così forte da essere sentita anche lassù“.
Non può mancare l’emozionante “Ho Imparato A Sognare”, così come le trascinanti “Magnolia” e “Rotolando Verso Sud”, che vanno a comporre quella sezione più mainstream dello show che culmina con “Mama Maè”, il miglior momento della serata. Si poga un po’, si salta, si urla e dopo la chiusura con la consueta “Gioia Infinita” rimane la sensazione di aver visto una band tra le più vere e incontaminate del panorama nazionale, ancora carica e brillante come nei momenti migliori, ancora sinceramente rock’n’roll.

Cover story a cura di Nicola Lucchetta (guarda tutte le foto del concerto di Padova)

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