Sum 41 – Padova, 28 gennaio 2017

Si è aperta a Padova, il 28 gennaio 2017, la branca italiana del tour dei Sum 41, che dopo questa serata proseguiranno per Milano e Roma. Di seguito, le foto e il report del concerto al Gran Teatro Geox.

Ho visto i Sum 41 dal vivo per la prima volta la scorsa estate, al Sziget Festival, in un tripudio di salti ed entusiasmo da parte del pubblico presente; rimaneva però la voglia di rivederli, e soprattutto la curiosità di ascoltarli sul proprio palco, e magari con un po’ più di lucidità. La prima cosa che noto, al secondo brano della scaletta (“Fake My Own Death”) è il forte feedback dato dal pubblico per questo pezzo della recente produzione.

Non è affatto scontato che un nuovo album per una band come questa funzioni, e sia apprezzato quando viene proposto dal vivo: i Sum 41 appartengono a quella schiera di artisti legati a un immaginario anni novanta/duemila a cui la gente semplicemente vuole bene. Di solito, perché sono stati la colonna sonora dell’adolescenza. Potrebbero girare il mondo di tournée in tournée senza mai sfornare nulla di nuovo o senza rinnovare mai formula, ma per fortuna non è il percorso scelto da Whibley e soci. “13 Voices” non mi aveva colpito molto a un primo ascolto, ma ha guadagnato punti col tempo, e ne ha presi ancora di più dopo questa sera. Se il disco merita, è soprattutto grazie al cantante Deryck Whibley, che ha esorcizzato nella musica le sue dipendenze, come lui stesso racconta tra un brano e l’altro, ringraziando tutti i fan per il supporto che non hanno mai fatto mancare.

Uno degli elementi più interessanti musicalmente parlando è il chitarrista Dave Baksh, figliol prodigo dei Sum 41, tornato a condire di heavy metal il sound del gruppo senza mai snaturarlo completamente. Può suonare qualsiasi canzone metal, davvero” lo incita Deryck, e subito si vola sulle maideniane note di “Aces High”. (Un altro musicista di spicco è il batterista Frank Zummo, l’acquisto più recente della band, che tra una doppia cassa e un assolo su “God Save Us All (Death to POP)” dimostra di sapere il fatto suo).

Molti dei grandi classici sono tenuti in serbo per il gran finale, ma prima di arrivarci è il momento di una chicca: l’immortale “We Will Rock You“, suonata in una versione fast più simile a quella proposta dai Queen dal vivo che a quella su disco.
“Still Waiting” e “In Too Deep” chiudono, tra l’euforia generale, la prima parte di show. Ma se “Fat Lip” e “Welcome To Hell” sono altrettanto buone, è l’ultimissima “Pain for Pleasure” a restare impressa nella memoria mentre si torna al parcheggio, anche e soprattutto grazie alla perfetta mise da glam rock anni ’80 indossata dai Sum 41 per suonarla.

>>La scaletta dei concerti

Fotografie a cura di Nicola Lucchetta.