The Answer, il report del concerto a Milano del 24 aprile 2015

the-answer-report-concerto-milano-24-aprile-2015

Se volete vedere come eravamo negli anni ’70, ascoltatevi The Answer“. Così Jimmy Page promuove i The Answer che ieri sera sono approdati a Milano in una piacevole serata primaverile, da loro stessa elogiata in contrasto ai loro abituali climi uggiosi e freddi. Il mitologico chitarrista non è il solo fan di spessore che questi nordirlandesi possono vantare: sono molto considerati dagli addetti ai lavori e da un nutrito seguito di fan che riconosce in loro quel fuoco liberatorio che solo chi suona rock in maniera diretta e senza fronzoli può comunicare.

A dire il vero ieri sera il pubblico non era poi così nutrito al Legend Club, ma i The Answer sono quel tipo di band che suda e dà il massimo per uno solo o per uno stadio intero, senza fare alcuna differenza e senza risparmiarsi. Nella loro carriera hanno aperto concerti a Rolling Stones, Deep Purple, Whitesnake e Paul Rogers, e questa è gente che con il pubblico ci sa fare. Il cantante Cormac Neeson è una fonte inesauribile di energia e simpatia che offre prestazioni vocali di tutto rispetto unite ad una mobilità invidiabile: il pubblico è conquistato all’istante. Tutti sanno stare sul palco in maniera egregia e una nota di merito va al chitarrista Paul Mahon, a suo agio sia con lo strumento che con il pubblico, giostrando con maestria momenti di potenza con altri più melodici, in grado di dettare il sound della band.

L’ultimo album “Raise a Little Hell” è saccheggiato in scaletta, in parte per ovvi motivi promozionali, ma anche perché è una bomba. Tutti i pezzi sono di altissimo livello, potenti, divertenti e funzionano a meraviglia. Durante la title-track Neeson scende tra il pubblico, lo invita a cantare e ad accucciarsi per terra insieme a lui, per poi scattare in alto, braccia e voci, ad urlare il ritornello del pezzo. Un momento veramente genuino e rock & roll. “The Other Side” è un pezzo bellissimo, melodico ma veloce, e la ballata “Strange Kinda’ Nothing” esprime tutte le capacità vocali ed emozionali del cantante, mentre il tocco acustico della chitarra mostra il loro lato più intimo.

Il bis è affidato a due pezzi di punta, “Nowhere Freeway” e “Under The Sky”, di resa assicurata, quello che serve per finire il concerto e lasciare il pubblico con il fiatone, soddisfatto. Alla fine l’impressione è quella di aver visto, o almeno intravisto, quella magia da cui i soldi e il baraccone costruito intorno alla musica ci ha fatto allontanare negli anni, come se fossimo tornati ai tempi in cui chitarristi mancini di colore ti facevano pensare a patti con il diavolo, quando cantautori maledetti camminavano sul filo del rasoio, quando il re era ancora sul suo trono, quando ancora venivamo sconquassati dai rintocchi del martello degli Dei del rock.

[youtube zGnC61mRhvU nolink]

Lascia un commento